Nell’approccio con le persone disabili spesso sorgono dubbi e perplessità inerenti la loro quotidianità.
Gli interrogativi riguardano gesti ed abitudini che per noi “normodotati” sono usuali; alzarsi, vestirsi, fare colazione, scegliere cosa indossare in base a propri gusti personali, decidere cosa fare durante la giornata in base alle proprie esigenze o semplicemente scegliere quello che piace. Chi per problematiche varie non può assolvere ai suoi bisogni primari necessita di qualcuno che lo faccia per lui, solitamente i familiari più vicini, come i genitori, che dedicano la loro vita alle necessità del parente disabile e che spesso si trovano a dover ricorrere ad aiuti esterni o a cure farmacologiche per sopperire alle difficoltà quotidiane.

Pensiamo ad esempio al ritmo sonno-veglia, già difficile da mantenere per i normodotati perché collegato a fattori ormonali, di routine lavorativa, di sovraccarico o di stress. Per una persona disabile ancora più inficiato a causa dell’incapacità di distinguere ad esempio il giorno dalla notte, dall’assenza di percezione della stanchezza, da squilibri ormonali, dalla difficoltà per i familiari a capire e riconoscere le cause del problema, in quanto non sempre motivate dal disabile ma frutto di osservazione giornaliera, ed infine nell’individuare una terapia adeguata.
Le problematiche correlate alla persona incidono sulla quotidianità della stessa e sul nucleo familiare e, a seconda delle capacità dell’ambiente di adattarsi, si trovano soluzioni adeguate rivolte al miglioramento della qualità della vita di entrambi i soggetti.
Parliamo, nel caso specifico, della gestione dei risvegli notturni o dell’assenza di sonno del proprio familiare, soprattutto se il disturbo è perpetuato nel tempo. Pensiamo ai genitori che si trovano nell’impossibilità di recuperare le forze perché impegnati in attività lavorative o casalinghe e che devono organizzare la propria giornata nelle ore di assenza del familiare.
O viceversa al disabile che durante il giorno scompensa a livello comportamentale, mostrando maggiore irrequietezza o aggressività, compromettendo la partecipazione alle attività, o entrando in quel circolo vizioso di riposo diurno e veglia notturna che lo porta ad un maggiore isolamento dalla realtà circostante.
Nella maggior parte dei casi il suggerimento è di rivolgersi ad uno specialista per far fronte al problema. Ma anche la ricerca della terapia adeguata non è così semplice come può sembrare, bisogna eseguire analisi del sangue, capire se la terapia non inficia sul piano comportamentale, e seguire alla lettera un piano terapeutico da aggiornare costantemente con dati oggettivi riguardanti la ricaduta sulla quotidianità del soggetto e dei suoi famigliari.

Consigli pratici

In concomitanza alla terapia è opportuno sviluppare un progetto educativo, condiviso tra operatori e familiari, che tenga conto di tutti i fattori, non solo sanitari, che disturbano il ritmo sonno-veglia della famiglia:
Insonnia: i disturbi del sonno possono essere dovuti a difficoltà nell’addormentarsi, nel rimanere addormentati o entrambi. Le persone si svegliano spesso al mattino sentendosi non radicate e non adeguatamente curate.
Agitazione eccessiva, irrequietezza e irritabilità possono essere causate da vari fattori, tra cui: mancanza di buon sonno, situazioni ambientali sfavorevoli, stress sul lavoro o in famiglia o problemi medici.
Stress e ansia causati da problemi di lavoro, famiglia o, genericamente, dalle pressioni della vita.

Dal punto di vista educativo è consigliabile istituire dei riposi diurni guidati e controllati in orari prestabiliti in modo da aiutare il soggetto a ristabilire un ritmo sonno-veglia adeguato, o quanto meno a ridurre le ore di sonno diurne.
Per quel che riguarda la gestione delle ore domiciliari il consiglio è di aiutare il familiare introducendo una ritualità giornaliera che lo induca al riposo; la lettura di un racconto o di una fiaba, la visione di un programma preferito o di uno spezzone di film, lo spuntino pre-nanna con cibi preferiti.

Shiatsu pre-nanna?

Nel costruire una ritualità che aiuti la persona a dormire possiamo pensare anche ad introdurre un piccolo trattamento di digitopressione utilizzato nello Shiatsu.

Un punto particolarmente utile per favorire il processo di rilassamento e aiutare il soggetto a prendere sonno è il punto chiamato Yìntang, termine che significa ‘sala delle impressioni’, meglio conosciuto come ‘Terzo occhio’, perché è ritenuto l’organo capace di percepire realtà invisibili che vanno oltre la visione ordinaria. Si tratta di uno dei tre dantian cioè i tre ‘campi di cinabro’, i più importanti punti energetici, nei quali, secondo la tradizione, avverrebbe il processo alchemico di guarigione che genera ‘l’elisir dell’immortalità’.

Il punto Yintang è quello più importante per calmare la mente e lo spirito (in cinese ‘Shen’) e ridurre stati di ansia o agitazione. Per la sua localizzazione è anche un buon punto per il trattamento o l’auto-trattamento con la digitopressione, infatti si trova alla radice del naso fra le sopracciglia. Si può tenere premuto o massaggiare delicatamente, ma può anche essere usato semplicemente come punto focale per concentrarsi o meditare.
Risulta utile anche in caso di mal di testa frontale, naso chiuso e muco nasale abbondante, ma evitare il trattamento in presenza di patologie, particolarmente se in stato acuto, o se la zona interessata è dolente o ferita o se si prova anche solo fastidio o disagio.

A seconda della necessità, si può anche associare l’utilizzo di oli essenziali opportunamente diluiti:
• per calmare la mente e lo spirito: camomilla, lavanda, sandalo, ylang ylang, incenso.
• per liberare il naso: eucalipto, maggiorana, menta piperita, timo, rosmarino.

Monica Balducci
Valter Vico