di Gianpiero Brusasco

Auto-shiatsu a distanza

[…] Ho avuto modo di sperimentare le potenzialità dell’insegnamento dell’auto-shiatsu fin dall’inizio della mia carriera. Infatti quando lo shiatsu è arrivato in Italia, era prevalentemente praticato come auto-shiatsu nelle palestre di arti marziali, dai monaci zen, dai salutisti. Quindi chi come me ha iniziato a conoscerlo agli albori della disciplina, l’ha provato su di se come forma di meditazione corporea.
Ho sempre avuto l’idea di praticarlo a distanza, guidando delle lezioni; quindi pochi giorni fa ho partecipato ad una lezione della mia collega Nadia Simonato (Self-shiatsu).
Sono stato piacevolmente sorpreso da quanto siano state apprezzate le lezioni online. All’inizio ero un pò titubante perché pensavo che il contatto fosse la parte più importante dello shiatsu. Tuttavia il contatto non è solo fisico ma con un cliente affezionato può essere necessario mantenere un ‘contatto’ a distanza, come questa emergenza ci ha insegnato ad apprezzare. Aiutare una persona ad ascoltarsi, essere empatici, essere un coach, può includere anche un accompagnamento a distanza sfruttando un ambiente familiare e rilassato (aspetto imprescindibile).
Un buon modo per entrare in relazione con la persona attraverso un incontro online è fare da specchio, come recitano i migliori manuali di counseling.

Ecco alcune idee, da adattarsi a ogni persona

Per mettermi in collegamento con la persona uso Zoom o WhatsApp.
La prima volta l’incontro può durare anche un’ora ma se conoscete bene la persona anche mezz’ora può bastare. Zoom è certamente migliore come strumento perché offe un’inquadratura ampia e un audio quasi perfetto. Si può anche registrare l’esercizio svolto e inviarlo al cliente.
All’inizio chiedo alla persona di mettersi seduta comoda e parliamo. Poi gli chiedo di fare alcuni movimenti con me o da seduti o in piedi e la osservo. Mi muovo sempre a specchio e ripeto i movimenti per loro difficili. Trovo che sia efficace immedesimarmi nelle loro difficoltà, sentire il loro corpo come se fosse il mio. Mi muovo cercando di superare il blocco e gli chiedo di copiare i miei movimenti. Quando compare il dolore, gli chiedo di appoggiare la mano o le mani sulla parte dolente e premere con le dita. A volte quando non possono raggiungere alcune parti, come la schiena, può intervenire in aiuto un convivente (che può prendere appunti).

Alcuni clienti sono pronti a entrare in relazione e partecipano subito, si affidano volentieri. sono abbastanza consapevoli di cosa hanno bisogno (forse lo erano già prima) ed è sufficiente indirizzarli con sicurezza. A volte serve suggerire di rilassarsi e di ricordarsi di lasciare andare la tensione e il dolore attraverso l’espirazione forzata e guidata. A volte bisogna provare un canale o un punto e vedere se è appropriato. Bisogna chiedere un feedback. Sempre chiedere qual è il movimento che piace.
Non bisogna avere fretta ma dare tempo. Arrivare a trovare il punto chiave.
E’ utile fare domande all’inizio ma anche durante l’auto-trattamento- E’ una situazione nuova e bisogna dare tempo ala persona di entrare in relazione con se stessa. Serve utilizzare un linguaggio semplice. A volte usiamo parole che hanno significato per noi ma non sono familiari ai nostri clienti.

Quindi ciò che possiamo inserire in un incontro a distanza é:

  • esercizi di respirazione e stretching
  • auto-shiatsu
  • rilassamento guidato
  • trattamento guidato
  • video dell’incontro
  • istruzioni scritte
  • punti specifici

Al termine dell’autotrattamento chiedo un riscontro su come si sentono, quali progressi hanno fatto. Questo è solitamente la fine dell’incontro. Un vantaggio del lavorare stando a casa è che non c’è ansia nel salutarsi. ognuno è a casa propria e riprende le faccende abituali senza lo stress dello spostamento, trovare le chiavi dell’auto, ecc. […]

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