LA NOZIONE DI SPIRITI NEI GRANDI TESTI DI MEDICINA CINESE

di Elisabeth Rochat de la Vallée

La nozione di shen 神, abitualmente tradotta con «spiriti» è complessa e polivalente .
Riveste significati differenti a seconda della sua evoluzione nel tempo e a seconda del contesto in cui si trova impiegata. Si hanno, così, importanti sfumature di significato tra l’impiego di shen 神 in filosofia, in medicina, nei testi religiosi o anche nelle usanze popolari.

LA NOZIONE DI SHEN, « SPIRITI », NEL PENSIERO CINESE CLASSICO

Il carattere shen 神, all’origine, si ritrova, con il significato di spiriti degli antenati, nelle iscrizioni su bronzo e pure nei testi più antichi: sono le potenze che stanno «in Cielo» e che esercitano un potere «in basso» sui loro discendenti. Da qui l’uso del carattere shen 神 per spiriti del Cielo, in opposizione, ad esempio, al carattere gui 鬼, che designa gli spiriti della
Terra. Gli shen, gli spiriti, sono dunque delle «divinità», esseri dotati di una potenza divina, che esercitano la loro influenza sugli uomini e sulla natura intera. Il loro potere è meraviglioso, prodigioso, miracoloso, sottile e impercettibile. Si può constatare l’effetto della presenza degli spiriti, ma non si può spiegare come essi operino, poiché la natura stessa del loro potere è celeste, viene da un ordine «superiore». Non si può dunque spiegare il loro operare con la logica dei ragionamenti umani, non si può integrare la loro potenza nell’espressione duale che è quella del mondo sotto il Cielo. Da qui la definizione del Xici:
«Ciò che lo yin/yang non può sondare, sono gli spiriti».

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