Università di Bologna - Corso di Laurea in Ostetricia - L'efficacia della Digitopressione nella gestione del dolore in travaglio

Matricola: 0000672394
Alma Mater Studiorum – Università di Bologna
SCUOLA DI MEDICINA E CHIRURGIA
Corso di Laurea in Ostetricia
L’EFFICACIA DELLA DIGITOPRESSIONE
NELLA GESTIONE DEL DOLORE IN
TRAVAGLIO:
UNO STUDIO SEMI-SPERIMENTALE
Tesi di Laurea in Metodologia della Ricerca in Ostetricia e Ginecologia
Presentata da:
Relatore:
Francesca Clementi
Chiar.mo Prof. Enrico Naldi
Sessione I
Anno Accademico 2014/20152Alle donne e ai bambini
che mi hanno insegnato a sentirmi Ostetrica
34Indice
Introduzione …………………………………………………………………………………………… 7
1. 1. Background …………………………………………………………………………………… 9
1.1. Il dolore nel travaglio di parto ……………………………………………………….. 9
1.1.1 Caratteristiche del dolore in travaglio ………………………………………. 9
1.1.2 Funzioni del dolore del parto ………………………………………………….. 10
1.1.3 La gestione del dolore ……………………………………………………………. 11
1.2. La digitopressione ………………………………………………………………………. 13
1.2.1. Principi base della medicina tradizionale cinese ………………………. 13
1.2.2. La tecnica …………………………………………………………………………….. 15
1.2.3. L’Ostetrica e la digitopressione ………………………………………………. 18
1.2.4. La letteratura scientifica e la digitopressione …………………………… 18
2. Obiettivi ………………………………………………………………………………………….. 23
3. Materiali e metodi …………………………………………………………………………… 25
3.1. Attività di ricerca ………………………………………………………………………… 25
3.2. Popolazione ……………………………………………………………………………….. 27
3.2.1 Criteri di inclusione ……………………………………………………………….. 27
3.2.2 Criteri di esclusione ………………………………………………………………. 28
3.2.3 Disegno dello studio ………………………………………………………………. 28
3.3 Intervento ………………………………………………………………………………….. 29
3.3.1 Le fasi dell’intervento …………………………………………………………….. 29
3.3.2
L’applicazione ………………………………………………………………………. 29
3.3.3 La rilevazione del dolore …………………………………………………………… 29
3.3.4
Gli strumenti …………………………………………………………………………. 30
3.4 Analisi dei dati …………………………………………………………………………… 30
4. Risultati ………………………………………………………………………………………….. 31
4.1. Descrizione generale del campione ………………………………………………. 31
4.1.1 Parità …………………………………………………………………………………… 31
4.1.2 Dolore …………………………………………………………………………………….. 33
4.1.3
Relazione parità – dolore ………………………………………………………… 34
4.2. Descrizione risultati ……………………………………………………………………. 35
4.2.1 Diminuzione dolore ……………………………………………………………….. 35
54.2.2 Tempi di applicazione ……………………………………………………………….. 37
4.2.3 Andamento del dolore nel gruppo sperimentale ……………………………. 38
4.2.4
Andamento del dolore nel gruppo di controllo ………………………….. 41
4.2.5 Confronto tra i due gruppi …………………………………………………………. 43
5. Discussione ……………………………………………………………………………………… 45
5.1. Limiti dello studio ………………………………………………………………………. 45
5.2. Possibilità di approfondimenti futuri ……………………………………………. 46
6.Conclusioni ………………………………………………………………………………………… 47
Allegati …………………………………………………………………………………………………. 49
Tabella di Applicazione della Digitopressione in Sala Parto …………………… 49
Bibliografia …………………………………………………………………………………………… 51
Sitografia …………………………………………………………………………………………… 53
Riferimenti iconografia ……………………………………………………………………….. 53
Ringraziamenti …………………………………………………………………………………….. 55
6Introduzione
La maternità, in particolar modo il momento del parto, rappresenta una tappa fondamentale
della vita di una donna. È infatti nel momento del parto che una donna si trova ad affrontare
una delle esperienze più importanti della sua esistenza, esperienza che fungerà
inevitabilmente da spartiacque tra la donna che è stata fino ad allora e la donna e la madre che
sarà da quel momento in poi. Influenzerà la relazione futura con il figlio e di conseguenza
risulterà avere un ruolo nella formazione personale del bambino.
In quanto rito di passaggio così carico di contenuti, il parto è accompagnato da una forma di
dolore totalmente specifica di questo evento, non associabile a nessun altro tipo di sensazione.
Infatti la componente emozionale e relazionale della donna, il suo vissuto circa la sua
femminilità, giocano un ruolo fondamentale nella percezione di questo dolore. È necessario
che durante il parto la donna riesca a entrare in contatto con la parte profonda di sé e il dolore
funge da tramite per questo, in quanto le consente di cercare e di trovare in sé stessa tutte le
risorse necessarie per fronteggiarlo. L’euforia e soprattutto l’autostima che derivano dalla
sensazione di “avercela fatta” sono ingredienti fondamentali per un buon vissuto del parto e
quanto ne consegue. È quindi una condizione totalmente fisiologica che, trattandosi di una
sfera tanto intima e personale andrebbe vissuta appieno così da poter cogliere il reale senso
della nascita.
È evidente che l’ignoto e il dolore siano elementi che spaventano ma una buona
consapevolezza di quanto avviene, il sentirsi protagonista dell’evento che sta vivendo possono
mettere la donna nelle condizioni ideali per riuscire a gestire questo timore.
Tuttavia, la società moderna ha portato con sé una rivoluzione dell’evento nascita che non
viene più visto come evento naturale della storia di una donna; si è assistito ad un
cambiamento della scena del parto in cui la reale protagonista della nascita non è più la donna,
ma la tecnologia medica. In un contesto in cui si vuole necessariamente avere tutto sotto
controllo, il dolore, anche se fisiologico e ricco di significati, diventa qualcosa da eliminare.
Ovviamente, una donna spaventata, che non conosce il valore del dolore in travaglio o che
non ha sufficiente fiducia nella sua femminilità e nella sua capacità di dare alla luce il suo
bambino, tende a delegare volentieri agli operatori la gestione del suo travaglio. Ne deriva il
crescente numero di richieste di analgesia epidurale, metodica che permette sì un travaglio
senza dolore ma anche senza tutto ciò che quel dolore comporta.
7Dall’altro lato si osserva una tendenza opposta, un maggior numero di donne che desiderano
vivere consapevolmente l’evento della nascita, sperimentare l’esperienza del parto nella sua
naturalità e quindi avere a disposizione metodiche alternative di contenimento del dolore.
In ogni caso ciò che più è fondamentale è che, qualunque sia la sua scelta, la donna abbia un
buon vissuto della nascita del suo bambino, che dopo il parto si senta più piena e più
consapevole della sua femminilità.
L’Ostetrica è colei che sa stare accanto alla donna in questa fase della sua vita e condivide con
lei l’obiettivo di vivere l’esperienza di parto migliore possibile.
Nella relazione che si instaura con la donna, spesso l’ostetrica ricorre all’utilizzo delle mani .
Le mani dell’Ostetrica sono mani che sanno toccare, stare ferme in attesa e accogliere; sono
strumento di supporto, che indicano vicinanza fisica ed emotiva, accorciano le distanze e
permettono
alla
donna
di
sentirsi
al
centro
della
scena
del
parto.
Tramite il tocco, l’ostetrica infonde fiducia e favorisce l’empowerment, aiutando le donne a
sentirsi più sicure, più fiduciose in sé stesse.
L’idea di lavorare su questo progetto di tesi deriva proprio dalla voglia e dalla necessità di
trovare in altre culture, nuovi strumenti che possano aiutare l’Ostetrica a supportare sempre
meglio la donna e andare incontro alle necessità e ai desideri di sempre un maggior numero di
donne. In particolare, durante il mio periodo di tirocinio in Sala Parto ho visto le ostetriche
effettuare la digitopressione ed è stato interessante osservare come il legame con la donna in
seguito all’applicazione cambiava diventando più stretto e la donna sembrava sentirsi più
libera e a suo agio.
Per questo motivo, nei capitoli di questo lavoro di tesi, verrà trattato il tema del dolore in
travaglio e si parlerà delle metodiche utilizzate attualmente per la sua gestione. Ci si
soffermerà quindi sulla tecnica della digitopressione e della teoria orientale che vi è alla base.
Infine si propone uno studio clinico volto ad indagare sulla reale efficacia della
digitopressione nella gestione del dolore in travaglio.
81. 1. Background
1.1. Il dolore nel travaglio di parto
Il dolore è definito come «un’esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a
danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno. È una esperienza
individuale e soggettiva, a cui convergono componenti puramente sensoriali (nocicezione)
relative al trasferimento dello stimolo doloroso dalla periferia alle strutture centrali, e
componenti esperienziali e affettive, che modulano in maniera importante quanto
percepito.» (International Association for the Study of Pain, 1986)
1.1.1 Caratteristiche del dolore in travaglio
Il dolore del parto è un dolore di tipo acuto, riferito e misto poiché include componenti
viscerali e somatiche e assume caratteristiche differenti a seconda dello stadio del
travaglio. È determinato dalla:
 Contrazione e stiramento del segmento uterino inferiore
 Dilatazione cervicale
 Compressione, distensione e stiramento delle strutture molli del canale del parto,
delle strutture vulvo-perineali e delle strutture adiacenti quali annessi, vescica e
retto.
Il meccanismo di modulazione del dolore è dato dalla complessa interazione tra il
sistema neuro-endocrino e fattori di carattere psicologico: ne deriva una risposta
fisiologica, affettiva e comportamentale, caratteristica del dolore del parto e differente
da donna a donna.
I fattori fisici che possono far aumentare la percezione del dolore intra-partum sono la
parità, l’età materna, le condizioni della cervice all’inizio del travaglio, le dimensioni
del feto, la durata della pausa tra una contrazione e l’altra. Fattori psicologici quali la
paura, l’ansia, un cattivo vissuto della gravidanza o di precedenti gravidanze,
l’eccessiva stanchezza, possono analogamente determinare un abbassamento della
soglia del dolore e un aumento della sua percezione.
È utile menzionare i fattori di tipo assistenziale che potrebbero portare ad un aumento
della percezione del dolore: un eccessivo interventismo non basato su evidenze, la
9mancanza di supporto, la sensazione di essere giudicata o non considerata da parte
degli operatori, l’imposizione esterna delle posizioni da adottare.
1.1.2 Funzioni del dolore del parto
Il dolore del parto è un dolore fisiologico, la sua presenza è normale poiché corretta
espressione di quanto sta avvenendo. È utile pertanto comprenderne le funzioni
partendo dalla considerazione che “nelle tappe verso lo sviluppo della vita sessuale e
riproduttiva la donna si trova più volte dinanzi all’esperienza del dolore – menarca,
ciclo mestruale, primo rapporto sessuale.” (Parma D. et al., )
Il parto rappresenta l’espressione massima e il compimento assoluto di questa
maturazione. Tuttavia, come definito da Verena Schmid (2003) «Il parto rappresenta
un paradosso dal punto di vista fisiologico: la donna, per dare vita ad un’altra persona,
deve andare contro il proprio corpo, deve subire un “attacco” viscerale da parte del
bambino che va contro l’ autoconservazione.»
Il dolore durante il travaglio assume caratteristiche specifiche e si modifica attraverso i
diversi stadi poiché funge da guida per la donna in travaglio. La “funzione fisica” del
dolore corrisponde ad una altrettanto importante “funzione psicologica” ed è a questa
strettamente correlata per via dei meccanismi endocrini.
In fase prodromica e all’inizio del primo stadio le contrazioni sono ancora distanziate,
dolorose ma facilmente gestibili: il dolore rappresenta un segnale di allerta, aumenta
nella donna la percezione di quanto sta avvenendo, la porta a cercare protezione e la
mette quindi in condizione di prepararsi all’evento nascita.
A travaglio avviato le contrazioni sono più ravvicinate e il dolore assume un’intensità
crescente che induce la madre al movimento, all’assunzione di posizioni utili ad
ampliare i diametri del bacino e quindi a favorire la discesa fetale nel canale del parto.
La peculiare ritmicità delle contrazioni e del dolore porta alla secrezione di ossitocina
e di endorfine da parte dell’ipofisi. Tali sostanze determinano nella donna uno stato
ormonale che non solo è necessario per il naturale andamento del parto, per la
modulazione del dolore stesso e per l’adattamento alla vita extrauterina del feto ma è
fondamentale per creare nella madre la condizione psicologica adatta al primo contatto
con il bambino, favorendo l’attaccamento e il senso di accudimento nei suoi confronti.
10Psicologicamente ed emotivamente, il dolore favorisce nella donna la consapevolezza
del “passaggio di stato” che sta compiendo, della sua trasformazione da figlia a madre;
le consente di separarsi dal bambino “immaginato” favorendo il contatto con il
bambino “reale”. Far fronte a questo dolore pone la donna nelle condizioni di scoprire
e
attivare le proprie risorse endogene, aumentando così la conoscenza di sé e
l’autostima.
1.1.3 La gestione del dolore
A fronte di quanto affermato, risulta evidente come una buona gestione del dolore da
parte della donna sia fondamentale per permetterle di avere un buon vissuto del parto e
aumentare i suoi livelli di soddisfazione legata all’evento nascita.
È inoltre importante ricordare che un dolore mal gestito, determinando elevati livelli di
adrenalina e noradrenalina, può causare distocie dinamiche, rallentamento della
dilatazione cervicale, iperventilazione materna e conseguente ipossia fetale.
Le tecniche per la gestione del dolore in travaglio possono essere di controllo o di
contenimento.
Attualmente il controllo farmacologico del dolore attraverso l’analgesia epidurale
rappresenta l’unica metodica in grado di ridurre significativamente la sensazione
dolorosa del parto. Tuttavia rappresenta una pratica invasiva ed aumenta il rischio di
parto operativo. (Anim-Somuah M. et al., 2010)
In alternativa al controllo farmacologico, diverse sono le tecniche attualmente
utilizzate per il contenimento del dolore. Nessuna di queste è in grado di ridurre
totalmente il dolore intra-partum tuttavia l’obiettivo alla base è condiviso ed è quello
di aiutare la donna ad accettarlo e gestirlo. Sebbene gli studi in letteratura che
forniscono prove di efficacia a sostegno di molte di queste tecniche siano pochi e
contraddittori, queste vengono utilizzate a supporto dell’assistenza di base. Di seguito
ne vengono riportate alcune.

Sostegno emotivo: consiste nel supporto, l’ascolto e il contenimento da parte
dell’ostetrica durante il travaglio e il parto. È stato dimostrato che la presenza
continua di personale ostetrico o di una persona di fiducia della donna sembra
ridurre le richieste di analgesia epidurale o di altri metodi analgesici in
travaglio, ridurre il ricorso a parti operativi e tagli cesarei oltre ad aumentare la
soddisfazione materna circa l’assistenza ricevuta. (Hodnett ED. et al., 2011)
11
Immersione in acqua: l’immersione in acqua tra i 36° e i 37° durante il
travaglio e il parto, favorendo il rilassamento e il movimento materno,
permette una riduzione della percezione del dolore e riduce i tempi del
travaglio.

Musicoterapia: l’utilizzo della musica in travaglio si basa sull’idea, ancora non
totalmente dimostrata scientificamente, che la musica possa essere uno
strumento utile alla riduzione del dolore (Smith CA. et al., 2006)

Aromaterapia: l’utilizzo di olii essenziali non sembra ridurre direttamente il
dolore, sembra tuttavia diminuire l’ansia e generare rilassamento nella madre.
Gli studi circa la sua reale efficacia non sono però sufficienti (Smith CA. et al.,
2006; Tournaire, M. et al., 2007)

Ipnosi: L’ipnosi è una tecnica che si è dimostrata efficace nella gestione del
dolore, nella riduzione dell’ansia ed un minor ricorso alle tecniche
farmacologiche. (Smith, CA. et al., 2006; Tournaire, M. et al.,2007)

Agopuntura: L’agopuntura è una tecnica della medicina tradizionale cinese che
sfrutta l’utilizzo degli aghi, inseriti in specifici punti del corpo, allo scopo di
ristabilire il corretto fluire delle energie. L’agopuntura sembra effettivamente
essere utile nel controllo del dolore in travaglio (Smith, CA. et al., 2011)

Digitopressione
121.2. La digitopressione
La digitopressione è una tecnica di massaggio della medicina alternativa giapponese, la
cui teoria si basa sui concetti della medicina tradizionale cinese. Condivide l’approccio
orientale al corpo tipica dell’agopuntura, tuttavia si differenzia da questa sotto molti punti
di vista.
Per comprendere ciò a cui si sta facendo riferimento è utile fornire dei cenni sulla teoria
alla base della medicina tradizionale cinese, teoria tipica della cultura orientale.
1.2.1. Principi base della medicina tradizionale cinese
Il pensiero orientale considera “il corpo come espressione del Tao, ovvero il Tutto. La
struttura fisica e gli aspetti emotivi e spirituali del corpo sono tutti collegati. Chiunque
può essere visto solo come parte del tutto e considerato in relazione al tutto” (Yates S.
et al. 2009). Lo Yin e lo Yang sono l’espressione del Tao e rappresentano due delle
componenti energetiche del Tutto.
In particolar modo, lo Yin rappresenta l’energia in contrazione, ha un movimento verso
l’interno ed è per questo associato a caratteristiche come freddo, buio, lento, notte.
Lo Yang è l’energia in espansione ovvero il suo movimento è verso l’esterno, motivo
per cui è accostato a caratteristiche quali caldo, luminoso, veloce, giorno.
Yin e Yang sono opposti ma non sono assoluti ed esistono solo in relazione con l’altro,
ogni elemento o fenomeno che compone l’universo li possiede entrambi
contemporaneamente e sono in costante cambiamento poiché uno si può trasformare
nell’altro e viceversa. I movimenti dell’energia vengono esplicitati dalla Teoria delle
Cinque Fasi che individua l’andamento energetico annuale considerando per
caratteristiche Yin l’inverno e Yang l’estate ed associando ad ogni fase un elemento
(Acqua – Inverno, Legno – Primavera, Fuoco – Estate, Metallo – Autunno, Terra –
Fase intermedia).
Questi principi generali sono anche alla base della concezione del corpo umano. In
quanto elemento dell’universo anche l’uomo è considerato “un tutto parte di un tutto”,
un sistema in divenire soggetto ai cambiamenti e che solitamente si trova in uno stato
di equilibrio e che, pertanto, considerato sempre nella sua totalità.
Nel corpo si evidenzia perciò la presenza di Yin e Yang, come corpo materiale e
fenomeni dinamici che lo regolano. All’interno del corpo scorrono inoltre altre forme
13di energia: Ki, Jing, Xue e Shen.
Il Ki, Chi o Qi è l’energia usata nell’arco delle 24 ore, è l’energia di base ed è
invisibile. Ne esistono diversi tipi che hanno origine differente. Il Ki originale è
congenito e non si può modificare. Inizia ad essere prodotto al momento della nascita,
mentre nella vita intrauterina il feto è nutrito dal Ki della madre.
Il Jing, o Essenza è l’energia che sta alla base dei cambiamenti fisici e spirituali ed è
pertanto legata allo sviluppo e, dopo la pubertà, alla riproduzione. Si conserva nei reni,
è in parte ereditaria e quindi immutabile, in parte invece si può modificare tramite
l’alimentazione. Durante la gravidanza l’Essenza materna sostiene il feto mentre una
quantità viene persa al momento del parto.
Lo Shen rappresenta la coscienza e la personalità, è genetico ed è associato al cuore.
Lo Xue è una forma di energia al contempo materiale e immateriale che scorre e
attraverso i vasi sanguigni (paragonabile pertanto al sangue) e i meridiani; deriva dalla
trasformazione del cibo ed è conservato nel fegato.
Tutte le forme di energia scorrono all’interno di percorsi energetici definiti meridiani.
I meridiani sono veri e propri canali attraverso cui l’energia fluisce all’interno del
corpo e permettono di collegare tutti gli organi con il resto del corpo. Il sistema dei
meridiani ne prevede 12, disposti a coppie, a loro volta associate a uno dei 5 elementi;
in ogni coppia è presente una componente Yin ed una Yang. Nel loro percorso i
meridiani hanno un decorso interiore ed uno esteriore.
Su questi ultimi si trovano gli tsubo, ovvero dei punti di collegamento tra l’interno e
l’esterno del corpo. È su questi punti che viene effettuata la digitopressione per
garantire il corretto fluire delle energie lungo i meridiani determinando il
ristabilimento dell’equilibrio. Gli tsubo sono 361 e prendono il nome dell’organo a cui
fanno riferimento.
In aggiunta ai 12 meridiani principali esistono 8 meridiani con funzioni particolari e
definiti “Vasi Straordinari”. I principali sono il Vaso Governatore e il Vaso
Concezione poiché hanno un decorso differente dai 12 meridiani e il Vaso Cintura,
unico meridiano orizzontale posizionato intorno al bacino. Tra le funzioni dei Vasi
Straordinari vi sono: permettere la relazione tra il Ki e lo Jing, regolandone la
diffusione, fungere da riserva del Ki e dello Xue e collegare i 12 meridiani principali
(vedi Figura 1).
14Figura 1. Posizione dei 12 meridiani principali e dei 2 Vasi Straordinari.
Il parto è considerato uno spostamento energetico dallo Yin della gravidanza allo Yang
della nascita in cui tutte le forme di energia materna sono in forte movimento. I flussi
energetici devono scorrere verso l’utero e scendere fino al perineo. Tali meccanismi
sono regolati dai Vasi Straordinari: il Vaso Concezione regola il primo stadio,
considerato Yin, mentre il vaso Governatore è fondamentale nel momento Yang del
travaglio, ovvero il secondo stadio.
1.2.2. La tecnica
La digitopressione, come insito nel termine, consiste nella pressione, attraverso la
punta delle dita dell’operatore di punti specifici, gli tsubo, al fine di ristabilire
l’energia negli organi su cui quel punto influisce.
L’unità di misura utilizzata per l’individuazione dei punti di acupressione è il cun. È
una misura relativa determinata dalla larghezza del pollice o dalla distanza tra le
articolazioni
interfalangee
del
dito
medio
di
chi
si
intende
trattare.
La pressione deve essere esercitata perpendicolarmente così da non spostare i tessuti
circostanti, evitando l’attivazione del sistema simpatico e quindi una condizione di
allerta e permettere il raggiungimento dello tsubo a livello del meridiano, così da
mantenere il sistema parasimpatico in condizioni di rilassamento.
15La tecnica può essere usata in epoca prenatale e postnatale, e nella madre e nel
bambino.
In gravidanza la digitopressione viene utilizzata per sostenere la donna e per la
preparazione al parto ma anche per il trattamento di casi specifici quali: gestione della
nausea, affaticamento, affanno, trattamento delle emorroidi, o per favorire il
rivolgimento nel feto podalico.
In travaglio i punti che possono essere trattati sono differenti e il loro utilizzo dipende
dall’effetto che si vuole ottenere. Esistono punti atti a:
 modificare la posizione fetale,
 supportare la respirazione,
 trattare la nausea e il vomito,
 gestire la paura e l’ansia,
 favorire il rilassamento,
 trattare la tensione delle spalle,
 aiutare la discesa fetale,
 stimolare la contrattilità uterina,
 gestire eventuali difficoltà del secondamento.
Ai fini di questa tesi vengono presi in considerazione i punti citati dalla letteratura per
la riduzione del dolore in travaglio.

Intestino Crasso 4 (IC4 o LI4). È definito in cinese Hegu ed è noto anche come
“grande eliminatore”. È posizionato tra il pollice e l’indice della mano, nella
giuntura tra il primo e il secondo osso metacarpale. Gli sono riconosciute molte
funzioni tra cui la riduzione del dolore in diversi ambiti tra cui il dolore
mestruale e la capacità di stimolare il travaglio. Per questo motivo non deve
essere trattato in gravidanza. La pressione su questo punto va effettuata con il
pollice con un’angolazione di 45°. (Figura 2)
16Fig. 2. Localizzazione punto IC4

Milza 6 (MP6 o SP6). Il suo nome cinese è Sanyinjiao. La sua posizione è da
ricercare 3 cun al di sopra del malleolo mediale, posteriormente al margine tibiale.
Oltre alla riduzione del dolore può essere trattato in caso di problemi digestivi,
sessuali, per i disturbi delle vie urinarie e per la stimolazione del travaglio.
(Figura 3)
Fig. 3. Localizzazione punto M6

Vescica 32 (V32 o BL32). È chiamato Ciliao. Questo punto è rappresentato dal
secondo forame sacrale e dal suo speculare, solitamente circa 1 cun dalla linea
mediana della spina dorsale ma la cui distanza può variare da persona a persona. Si
lavora con questo punto anche in caso di dismenorrea, enuresi, stipsi e difficoltà
nella minzione.
La pressione su questo punto può essere preceduta da lievi massaggi circolari
effettuati con il pollice mentre la pressione si può dare sia con il pollice che con le
nocche. Inoltre è possibile trattare i due punti separatamente per ottenere una
pressione maggiore. In questo caso vanno sovrapposti i pollici. (Figura 4)
17Fig. 4. Localizzazione punto V32
1.2.3. L’Ostetrica e la digitopressione
Il massaggio e il tocco fanno da sempre parte dell’arte ostetrica. Sono una forma di
terapia primaria e precursori della tecnica della digitopressione. In Giappone la
digitopressione faceva parte delle competenze delle sanba, le ostetriche tradizionali
giapponesi. In seguito alla Seconda guerra mondiale e l’occupazione americana del
Giappone, la pratica della digitopressione e dello shiatsu fu vietata anche se poi
velocemente reintrodotta. Il ruolo tradizionale delle sanba e le loro conoscenze
tradizionali vennero via via meno, fino ad arrivare agli anni ’60 in cui la maggior parte
delle donne decidevano di partorire negli ospedali di stampo americano e una
concezione
medicalizzata
del
parto
si
era
ormai
diffusa.
Negli ultimi anni, un ritorno alla concezione olistica del corpo ha riportato ad un
incremento della tecnica sebbene anche in Giappone lo shiatsu e la digitopressione in
gravidanza e parto non siano largamente usati. La medicina occidentale è infatti
coperta dall’assicurazione sanitaria ed è anche per questo, più diffusa.
(Yates S. et
al. 2009)
Attualmente in Italia i corsi di laurea in Ostetricia non includono l’insegnamento delle
medicine complementari ed alternative in quanto non totalmente supportate da basi
scientifiche. Tuttavia la digitopressione, essendo una tecnica non invasiva, potrebbe
risultare di grande utilità per l’Ostetrica nel sostegno alla donna durante il travaglio,
qualora la sua efficacia venisse dimostrata dalla letteratura scientifica.
1.2.4. La letteratura scientifica e la digitopressione
Il problema principale nell’applicazione di questa pratica sta nella sua necessità di
essere supportata da evidenze scientifiche.
18Tuttavia la ricerca nell’ambito della medicina complementare risulta difficoltosa, in
particolar modo a proposito della digitopressione e delle tecniche tipiche della
medicina orientale che più che a curare un sintomo o una malattia, hanno come
obiettivo quello di bilanciare l’energia interna e ristabilire l’equilibrio mentale e fisico.
Per
questo
risulta
difficile
un’
analisi
totalmente
di
tipo
quantitativo.
La letteratura circa la digitopressione risulta quindi essere varia e spesso
contraddittoria.
La più recente revisione sistematica della Cochrane (Smith et al., 2011) sull’effettiva
efficacia dell’ agopuntura e della digitopressione nella gestione del dolore in travaglio
ha esaminato le evidenze emerse da 13 trial sull’agopuntura e 4 sulla digitopressione,
per un totale di 1986 donne. Nel complesso, dall’analisi dei dati riguardanti
l’acupressione emerge che il punteggio assegnato all’intensità del dolore risulta
significativamente ridotto dopo l’applicazione così come risultano ridotti il tasso di
tagli cesarei e la durata del travaglio. Sembra inoltre diminuire lo stato di ansietà.
(Levett et al, 2014)
Una precedente revisione sistematica Cochrane (Smith et al., 2006) ha indagato gli
effetti delle medicine alternative e complementari nella gestione del dolore. La
revisione ha incluso 14 RCT di cui 2 sull’effetto della digitopressione, per un totale di
172 donne. Dall’analisi dei dati si è potuto dedurre che allo stato attuale le prove della
reale efficacia della digitopressione nella gestione del dolore in travaglio non sono
sufficienti mentre sono risultati metodi utili l’agopuntura e l’ipnosi.
Risultati differenti emergono da una revisione pubblicata sulla rivista Evidenced-
Based Complementary and Alternative Medicine (eCAM) nel 2007 in cui si
valutavano approcci alternativi e complementari alla riduzione del dolore durante il
travaglio. Infatti solo alcuni dati sono risultati a favore dell’agopuntura, gli altri metodi
alternativi e complementari non si sono dimostrati efficaci nel contenimento del dolore
del parto, mentre sono state trovate prove di efficacia per le iniezioni di acqua sterile e
per la digitopressione. (Tournaire et al., 2007) Risultati positivi circa l’utilizzo della
digitopressione nella riduzione del dolore sono emersi da un’altra revisione della
letteratura pubblicata nel 2011 sulla rivista BMC Complementary and Alternative
Medicine sulle evidenze scientifiche alla base di shiatsu e digitopressione. (Robinson
et al., 2011)
La revisione effettuata da Lee et al. nel 2011 per valutare l’efficacia dell’acupressione
nel trattamento della nausea e del vomito in gravidanza e durante la chemioterapia,
19della dismenorrea e nella gestione del dolore in travaglio e post-trauma, riporta i
risultati di due RCT (Chung et al., 2003; Lee et al., 2004) per considerare
probabilmente utile la digitopressione nella gestione del dolore nel travaglio. (Lee et
al., 2011)
Più recentemente diversi studi sono stati realizzati con l’intento di comprendere e
l’efficacia della tecnica e quali sono i punti di acupressione da utilizzare per ottenere
l’effetto.
Una ricerca effettuata con l’intento di comparare l’effetto del sostegno emotivo in
travaglio con il trattamento nel punto di acupressione V32 sull’intensità del dolore in
travaglio e sull’esito del parto, ha valutato 150 donne assegnate a tre gruppi
(digitopressione nel punto V32, sostegno emotivo e gruppo di controllo). I risultati
emersi hanno rivelato una differenza significativa nei tre gruppi circa la riduzione
della percezione di dolore che risultava diminuito nei due gruppi in cui vi era stato un
intervento; così come un più alto tasso di parti spontanei per via vaginale è stato
riscontrato nei gruppi di digitopressione e sostegno emotivo. (Akbarzadeh et al., 2014)
Allo stesso modo uno studio semi-sperimentale su 90 donne ha confrontato
l’applicazione di ghiaccio con la digitopressione sul punto IC4 attraverso la creazione
di un gruppo di controllo. I risultati evidenziano una diminuzione dell’intensità del
dolore percepito sia nel gruppo in cui è stato effettuato un massaggio con ghiaccio, sia
nel gruppo della digitopressione, rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia le donne su
cui era stata praticata la digitopressione hanno dichiarato un livello di dolore uguale a
quello precedente all’intervento a un’ora dall’applicazione, mentre risultava
significativamente ridotto a 30 min. Il massaggio con ghiaccio invece sembra dare un
sollievo più prolungato. È emersa quindi la necessità di effettuare ulteriori studi per
meglio comprendere se esiste una correlazione tra durata dell’applicazione della
tecnica ed effettiva riduzione dei livelli di dolore percepito. (Hajiamini et al., 2012) Un
trial ha valutato l’efficacia del trattamento nel punto IC4 attraverso l’analisi di 149
donne, assegnate a tre gruppi (acupressione nel punto IC4, tocco di IC4 senza
pressione al fine di evitare una sovrastima dell’effetto, gruppo di controllo). L’analisi
dei dati non ha mostrato un cambiamento significativo all’interno del gruppo di
acupressione tuttavia si è osservata una riduzione dell’intensità percepita
statisticamente significativa in confronto agli altri due gruppi (p <0,001). Inoltre, a
differenza da quanto apparso dallo studio di Hajiamini et al., la riduzione di dolore
all’interno del gruppo della digitopressione è rimasta costante anche un’ora dopo
20l’applicazione. Non sono stati riportati risultati statisticamente significativi per quanto
riguarda la durata del travaglio, esito del parto e punteggio di Apgar. (Dabiri. et al.,
2014)
Per quanto riguarda il trattamento del punto M6 uno studio clinico randomizzato
controllato è stato condotto in Turchia nel 2013 per valutare gli effetti del punto di
acupressione M6 sulla riduzione del dolore e sulla durata del travaglio. 100
primigravide sono state assegnate a due gruppi. Nel gruppo sperimentale la
digitopressione è stata effettuata in diversi periodi del primo stadio del travaglio
mentre il gruppo di controllo ha ricevuto cure standard. I risultati hanno mostrato una
differenza statisticamente significativa nella riduzione del dolore tra i due gruppi
(p<0,001) e nella riduzione dei tempi del travaglio. (Yesilcicek Calik, K. et al., 2014)
Un precedente RCT aveva evidenziato l’efficacia del trattamento dei punti IC4 e M6
nella riduzione dell’intensità del dolore attraverso l’analisi derivata dai dati di 84
nullipare. Lo studio ha come intento quello di valutare l’utilizzo simultaneo dei punti
IC4 ed M6. Pertanto, nel gruppo sperimentale, in base agli stadi della dilatazione
cervicale, sono stati eseguiti cicli di pressione nel punto IC4 prima e M6
successivamente per un totale di 20 minuti. Nel gruppo di controllo, per permettere la
cecità dello studio, sono stati effettuati cicli di pressione con caratteristiche identiche a
quelli messi in pratica nel gruppo sperimentale ma in punti che non sono ritenuti di
acupressione. I dati rilevati nel gruppo sperimentale al termine del ciclo di
applicazione
hanno
mostrato
valori
di
dolore
attraverso
la
scala
VAS
significativamente ridotti rispetto al gruppo di controllo, in cui gli stessi risultavano
invece aumentati.
A differenza di altri studi che hanno considerato un solo punto di acupressione
arrivando a risultati non chiari circa la durata dell’effetto, questo studio dimostra che il
trattamento combinato dei punti IC4 e M6 sembra effettivamente ridurre il dolore nelle
diverse fasi del travaglio. ( Sehhatie-Shafaie F. et al., 2013)
I risultati ottenuti in letteratura possono essere motivati attraverso teorie riguardanti la
neurofisiologia del dolore, in particolar modo la “teoria del cancello” o “gate control
theory”. Il dolore viene trasmesso attraverso fibre nocicettive di piccolo diametro con
caratteristiche diverse: le fibre A-delta (Aδ), mieliniche, specifiche per il dolore
pungente e con una conduzione a rapida velocità e le fibre C, mieliniche, specifiche
per il dolore sordo e con una lenta velocità di conduzione. Al midollo spinale però
affluiscono anche le fibre A-beta (Aβ), di grosso calibro e conduttrici dello stimolo
21tattile, pressorio e termico. Tutte le fibre prima di giungere al midollo spinale sono
connesse ad un interneurone addetto al rilascio di encefalina, oppioide endogeno
fondamentale nella modulazione del dolore. Mentre le fibre Aβ stimolano il rilascio di
encefalina da parte dell’interneurone, le fibre nocicettive ne inibiscono la produzione.
Pertanto quando vengono trasmessi contemporaneamente stimoli nocicettivi e stimoli
meccanici, il dolore risulta attenuato poiché le fibre Aβ permettono il rilascio di
encefalina. (Melzack R. et al., 1965)
222. Obiettivi
Questo lavoro si pone l’obiettivo di osservare la riduzione della percezione del dolore in
travaglio di parto in seguito all’applicazione della digitopressione al fine di introdurre
quest’ultima nella pratica come metodo non farmacologico di gestione del dolore.
23243. Materiali e metodi
Dal 1 Febbraio 2015 al 31 Agosto 2015 presso la Sala Parto dell’Ospedale Sant’Orsola, in
seguito ad un corso di formazione per le Ostetriche, sono stati raccolti dati relativi all’utilizzo
della digitopressione in travaglio di parto per:
 riduzione del dolore percepito
 correzione della dinamica uterina
 riduzione dei tempi nel III stadio del travaglio
Al fine di ottenere risultati statisticamente rilevanti, per questo studio sono stati considerati
solo i dati riguardanti il dolore per via di una maggiore numerosità del campione.
3.1. Attività di ricerca
Innanzitutto è stato enunciato un quesito di foreground
attraverso il metodo PICO
(Popolazione, Intervento, Controllo, Outcome) che ha portato alla seguente formulazione:
P: Donne in travaglio a termine di gravidanza che non ricorrono all’analgesia
epidurale per il controllo del dolore in travaglio
I: Applicazione della digitopressione
C: Assistenza standard
O: Riduzione della percezione del dolore
In seguito è stata effettuata un’attività di ricerca su MEDLINE tramite il motore di ricerca
PubMed. La ricerca ha portato ai risultati elencati nella tabella di seguito. (Tabella I)
25BANCA DATI STRINGA
Pubmed ("acupressure"[MeSH
Terms] OR
"acupressure"[All
Fields]) AND
("labour"[All Fields]
OR "work"[MeSH
Terms] OR
"work"[All Fields]
OR "labor"[All
Fields] OR "labor,
obstetric"[MeSH
Terms] OR
("labor"[All Fields]
AND "obstetric"[All
Fields]) OR "obstetric
labor"[All Fields])
DOC REPERITI/
SELEZIONATI
78/8
LINK
1) Dabiri, F., Shahi A.
2014.
The Effect of LI4
Acupressure on
Labor Pain Intensity
and Duration of
Labor: A Randomized
Controlled Trial.
2) Yesilcicek Calik,
K., Komurcu N. 2014.
Effects of SP6
Acupuncture Point
Stimulation on Labor
Pain and Duration of
Labor.(yesilecik)
3) Akbarzadeh, M.,
Masoudi, Z.,
Hadianfard, MJ.,
Kasraeian, M., Zare,
N. 2014.
Comparison of the
effects of maternal
supportive care and
acupressure (BL32
acupoint) on pregnant
women's pain
intensity and delivery
outcome.
4) Levett, KM., Smith
CA., Dahlenb, HG.,
Bensoussana, A. 2014
Acupuncture and
acupressure for pain
management in
labour and birth: a
critical narrative
review of current
systematic review
evidence.
5) Sehhatie-Shafaie,
F., Kazemzadeh, R.,
Amani, F., Heshmat,
R. 2013.
The effect of
26("Pregnancy"[Mesh])
AND
"Acupressure"[Mesh] 6/1
"Acupressure"[Mesh]
AND "Labor,
Obstetric"[Mesh] 9/1
acupressure on
sanyinjiao and hugo
points on labor pain
in nulliparous women:
a randomized clinical
trial.
6) Smith,
CA . , Collins,
CT., Crowther,
CA., Levett, KM.
2011.
Acupuncture or
acupressure for pain
management in labour.
7) Lee, MK., Chang
SB., Kang D-H. 2004
Effects of SP6
acupressure on labor
pain and length of
delivery time in
women during labor.
Tabella 1:Tabella della ricerca
3.2.
Popolazione
Il campione in analisi è composto da 67 donne che hanno partorito presso la Sala Parto
dell’Ospedale Sant’Orsola nel periodo 1 febbraio – 31 agosto 2015.
Tutte le partorienti sono state assistite secondo la procedura tradizionale che comprende il
supporto emotivo erogato dal partner e dall’ostetrica, la possibilità di assumere posizioni
libere durante il travaglio e applicazioni calde in regione lombosacrale
Per il gruppo sperimentale sono stati raccolti i dati di 34 donne, nullipare e plurigravide
con gravidanza tra la 37° e la 42° settimana di gestazione alle quali è stata proposta, la
digitopressione come strumento per la gestione del dolore .
Il gruppo dei controlli allo stesso modo si compone di 33 donne nullipare e plurigravide
con gravidanza al termine che hanno usufruito dell’assistenza standard.
3.2.1 Criteri di inclusione
Sono state incluse nello studio tutte le gestanti con gravidanza singola a termine (37 –
42 settimane di gestazione), sia nullipare sia plurigravide;
273.2.2 Criteri di esclusione
Sono state escluse le gestanti che hanno fatto ricorso all’analgesia epidurale
3.2.3 Disegno dello studio
Il disegno dello studio, creato prendendo in considerazione i criteri di inclusione e di
esclusione, rappresenta la popolazione dello studio e la sua ripartizione nei due gruppi.
Viene illustrato in Figura 5.
P opolazione arruolabile
n = 91
Incluse nello studio
n = 67
Gruppo delle
trattate
n= 34
Gruppo di
controllo
n=33
Escluse dallo studio
n = 24
*Criteri di
inclusione/esclusione
**Protocollo di
assistenza
Fig. 5 Diagramma di flusso delle partecipanti
283.3
Intervento
3.3.1 Le fasi dell’intervento
Nel gruppo sperimentale l’applicazione della digitopressione si articola in diverse fasi:
1. L’Ostetrica propone la digitopressione come strumento che potrebbe diminuire
l’intensità di dolore percepito e spiega la procedura;
2. La donna esprime il suo consenso;
3. Viene chiesto alla donna di assegnare al dolore percepito un punteggio attraverso
la scala NRS che viene poi riportato in tabella; (vedi Tab. di applicazione della
digitopressione in Sala Parto, Allegati, p. 47)
4. Viene applicata la digitopressione nei punti di acupressione IC4, M6, V32;
5. Al termine dell’applicazione viene rilevato nuovamente il grado di dolore.
3.3.2 L’applicazione
Per quanto riguarda l’applicazione della tecnica sono stati utilizzati i punti di
acupressione che la letteratura ha individuato come maggiormente efficaci nella
riduzione del dolore : IC4, M6, V32. 1 L’utilizzo dei punti è dipeso dal feedback della
donna per il punto stabilito e dalla compatibilità dell’applicazione da parte
dell’ostetrica con le posizioni assunte liberamente dalla donna; pertanto durante la
sessione di trattamento è stato lavorato un solo punto alla volta, due o tutti e tre in
successione. Dopo aver individuato il punto su cui si è deciso di lavorare, è stata
effettuata una pressione della durata di circa 30 secondi, seguita da una pausa di 30
secondi. La pressione è stata mantenuta anche in concomitanza della contrazione.
La durata della sessione è stata variabile ed è dipesa dalla volontà della donna di
continuare l’applicazione e dalla possibilità di assistenza da parte dell’ostetrica.
3.3.3 La rilevazione del dolore
La rilevazione del grado di dolore nel gruppo sperimentale è stata effettuata
immediatamente prima dell’applicazione della digitopressione e al termine della
sessione di trattamento.
1
V. par. 1.2.3 L’ostetrica e la digitopressione
29La rilevazione del grado di dolore nel gruppo di controllo è stata effettuata, come da
protocollo, ogni 2 ore.
3.3.4 Gli strumenti
I dati riguardanti il parametro in analisi sono stati raccolti attraverso l’utilizzo della
Numerical Rating Scale (scala NRS). Questa è una scala unidimensionale per la
valutazione del dolore che consiste in un range di 11 valori (da 0 a 10) in cui lo 0
corrisponde all’assenza di dolore e il valore 10 al peggior dolore immaginabile.
Per la rilevazione dei dati nelle donne che effettuano la digitopressione è stata
utilizzata una tabella apposita. 2
Il parametro “dolore” viene riportato di norma in cartella clinica, nel partogramma,
come metodo di valutazione è assunta la scala NRS.
3.4
Analisi dei dati
I dati raccolti sono stati analizzati tramite l’applicazione di elementi di statistica
descrittiva per quanto riguarda lo studio del campione e l’utilizzo di elementi di statistica
inferenziale per il calcolo probabilistico. È stato impiegato il programma di calcolo
Microsoft Office Excel 2007. Per la rappresentazione grafica dei dati ci si è serviti di
aerogrammi ed istogrammi.
2
V. sezione “Allegati”
304. Risultati
4.1. Descrizione generale del campione
4.1.1 Parità
Del campione preso in analisi è stata innanzitutto valutata la parità: è emerso che il
campione preso in analisi è costituito per la maggior parte da donne al primo parto.
(Grafico 1).
Parità del campione
42
19
6
Nullipara
Primipara
Pluripara
Grafico 1 Parità del campione
Per quanto riguarda la ripartizione nei due gruppi si è osservato che nel gruppo
sperimentale rispetto al gruppo di controllo vi è una maggiore numerosità di donne al
loro secondo parto; al contrario nel gruppo di controllo sono maggiori le donne al
primo parto rispetto al gruppo sperimentale. I dati sono riportati in Tabella II. (Grafico
2 e 3)
31Parità
Nullipara
Primipara
Pluripara
% Gruppo sperimentale
52,94%
32,35%
14,71%
% Gruppo controllo
72,73%
24,24%
3,03%
Tabella II Parità nel campione
Parità – Gruppo sperimentale
Pluripara
15%
Primipara
32%
Nullipara
53%
Graf. 2. Parità nel gruppo sperimentale
Parità – Gruppo controllo
Pluripara
3%
Primipara
24%
Nullipara
73%
Graf. 3. Parità nel gruppo di controllo
324.1.2 Dolore
Successivamente è stato preso in esame il dato dolore all’interno dell’intero campione
prima di aver effettuato la digitopressione nel gruppo sperimentale.
Si è potuto quindi osservare che il valore riferito più frequentemente è il massimo
mentre il valore minimo è stato riferito solo da poco più dell’uno per cento del
campione. (Grafico 4)
Dolore nel campione
10
41,79%
9
23,88%
8
28,36%
7
5
4,48%
1,49%
Graf. 4. Frequenze del dato dolore nel campione
Nel complesso, è emerso che il valore medio di dolore riportato sia 8,99 (±1,07 ds),
dato pressoché sovrapponibile nei due gruppi (vedi tabella III). I due gruppi pertanto
risultano essere omogenei anche per quanto concerne l’intensità del dolore al
momento della prima rilevazione.
Media (± ds)
Min
Max
Gruppo
sperimentale
9 (1.18)
5
10
Gruppo controllo Campione totale
8,97 (0,95)
7
10 8,99 (1,07)
5
10
Tab.III Valore medio, minimo e massimo di dolore nel campione
334.1.3 Relazione parità – dolore
Tramite ulteriori osservazioni si è voluto studiare l’andamento del dato dolore in
relazione alla parità. Da queste si può evincere che il valore massimo è stato percepito
in misura maggiore dalle donne nullipare, in misura minore dalle primipare e in
nessuna delle pluripare. Allo stesso modo il valore minimo è stato rilevato solo nelle
donne al loro primo parto.
Nel gruppo delle primipare si possono notare uguali frequenze dei tre valori maggiori.
Test di correlazione specifici (correlazione di Perason) dimostrano una correlazione
inversa, seppur debole, tra parità e percezione del dolore (r = -0,21) pertanto un
maggior numero di precedenti parti sembra diminuire la percezione dell’intensità del
dolore. (Grafico 5)
Relazione parità – Dolore percepito
70,00%
60,00%
50,00%
40,00%
30,00%
20,00%
10,00%
0,00%
5 NULLIPARA
2,38% PRIMIPARA
0,00% PLURIPARA
0,00%
7 4,76% 5,26% 0,00%
8 21,43% 31,58% 66,67%
9 19,05% 31,58% 33,33%
10 52,38% 31,58% 0,00%
Graf. 5. Relazione tra parità e dolore percepito
344.2. Descrizione risultati
4.2.1 Diminuzione dolore
Lo studio e l’analisi dei dati riguardanti il dolore raccolti nel gruppo sperimentale
hanno permesso di osservare tramite il confronto tra i valori di dolore precedenti alla
digitopressione e quelli rilevati successivamente all’applicazione una diminuzione dei
valori di dolore riferiti nella quasi totalità dei casi. Il dolore ha subito un decremento di
2 punti in oltre la metà dei casi mentre solo in poco meno del sei per cento non si è
rilevata alcuna riduzione del dolore. Mediamente vi è stata una diminuzione di 1,74
punti (± 0,75 ds) in un range compreso tra 0 e 3 punti. (Grafico 6)
Diminuzione dolore
55,88%
26,47%
11,76%
5,88%
0
1
2
3
Graf. 6. Diminuzione del dolore in seguito alla digitopressione
35Anche in questo caso si è voluto indagare su una eventuale correlazione tra la
diminuzione del dolore e la parità del campione. In questo caso è stata individuata una
debole correlazione tra le due variabili (r = 0,30). Si è potuto osservare che nelle
donne al loro primo parto si è avuto maggiormente una diminuzione di 1 punto mentre
nelle pluripare è risultato più frequente il decremento di 3 punti rispetto al valore NRS
iniziale. Nel gruppo delle donne primipare si sono avuti i casi in cui la percezione del
dolore non ha subito variazioni a seguito della digitopressione. (Grafico 7)
Diminuzione dolore – Parità
100,00%
90,00%
80,00%
70,00%
60,00%
50,00%
40,00%
30,00%
20,00%
10,00%
0,00%
0 NULLIPARA
0,00% PRIMIPARA
100,00% PLURIPARA
0,00%
1 88,89% 11,11% 0,00%
2 47,37% 36,84% 15,79%
3 25,00% 25,00% 50,00%
Graf . 7. Relazione tra diminuzione di dolore e parità
364.2.2 Tempi di applicazione
Per quanto riguarda la digitopressione ne sono stati valutate le tempistiche.
L’applicazione ha avuto una durata media di 48,24 minuti (± 30,60) compresa in un
range molto ampio tra 10 e 120 minuti. Le sessioni hanno avuto più frequentemente
una durata di 30 min e 60 min. (Tabella IV)
Tempo (minuti) Frequenza %
10 2,94
15 5,88
20 5,88
30 29,41
35 2,94
40 11,76
45 2,94
60 26,47
120 11,76
Tab. IV. I tempi della digitopressione: frequenze della durata della sessione
Anche in questo caso si è voluto raffrontare l’andamento della diminuzione del dolore
in relazione alla parità. Si può evincere che la diminuzione maggiore si è avuta a
seguito di un’applicazione della durata di 60 min e che le applicazioni che hanno avuto
maggiori risultati in termini di riduzione del dolore sono, rispettivamente, quelle di
durata 60 min e 30 min.
Test di correlazione specifici hanno confermato una mancanza di correlazione tra la
durata dell’applicazione e la diminuzione del dolore (r = 0,08) pertanto la
digitopressione effettuata più a lungo non sembra comportare un beneficio maggiore.
(Grafico 8)
37Tempo di applicazione – Diminuzione
dolore
80,0%
70,0%
60,0%
50,0%
40,0%
30,0%
20,0%
10,0%
0,0%
0 10
0,0% 15
50,0% 20
0,0% 30
50,0% 35
0,0% 40
0,0% 45
0,0% 60
0,0% 120
0,0%
1 0,0% 0,0% 22,2% 22,2% 0,0% 11,1% 0,0% 22,2% 22,2%
2 5,3% 5,3% 0,0% 36,8% 5,3% 10,5% 5,3% 21,1% 10,5%
3 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 25,0% 0,0% 75,0% 0,0%
Graf. 8. Relazione tra tempi di applicazione e diminuzione del dolore
4.2.3 Andamento del dolore nel gruppo sperimentale
Stabilito un decremento del dato dolore si valuta l’andamento all’interno del gruppo
sperimentale in relazione alla digitopressione. Si confrontano quindi i dati del dolore
rilevati immediatamente prima dell’applicazione e successivamente alla
digitopressione. (Tabella V)
4
5
6
7
8
9
10
PRIMA 0,00% 2,94% 0,00% 3,03% 36,36% 21,21% 39,39%
DOPO 2,94% 5,88% 23,53% 11,76% 41,18% 14,71% 0,00%
Tab V. Frequenze del dato dolore nel gruppo sperimentale rispetto alla digitopressione
38Emerge chiaramente che il valore massimo di dolore in seguito alla digitopressione
non è stato più riferito da nessuna delle donne. Mentre prima della digitopressione
l’intensità del dolore si attestava intorno ai valori più alti in un range 7 – 10 (eccezion
fatta per il 2,94% del campione che ha riferito un valore iniziale di 5), in seguito
all’applicazione vi è stata una maggiore distribuzione del dato nella scala NRS e
quindi un ampliamento dell’intervallo. Si noti l’incremento di 23,2 punti percentuali
del valore 6 nella rilevazione successiva alla digitopressione.
La media dei valori di dolore prima dell’applicazione della digitopressione risulta
essere 9 (±1,18 ds) mentre si passa ad un valore medio di 7,26 (±1,31 ds) dopo la
digitopressione.
L’andamento del dolore nel gruppo sperimentale è illustrato nei grafici 9, 10 e 11.
Dolore pre-digitopressione
44,12%
26,47%
20,59%
2,94%
5
5,88%
7
8
9
10
Graf. 9. Frequenze dato dolore prima dell’applicazione
39Dolore post-digitopressione
41,18%
23,53%
14,71%
11,76%
5,88%
2,94%
4
5
6
7
8
9
Graf. 10. Frequenze dato dolore dopo l’applicazione
Confronto dolore (gruppo sperimentale)
50,00%
40,00%
30,00%
20,00%
PRIMA
10,00%
DOPO
0,00%
4
5
6
7
8
9
10
Graf. 11. Andamento del dato dolore in relazione alla digitopressione
404.2.4 Andamento del dolore nel gruppo di controllo
Nel gruppo di controllo vengono analizzati i dati sul dolore individuati in due
successive rilevazioni a distanza di 2 ore l’una dall’altra. Si confronta quindi
l’andamento del dato in relazione al tempo. (Tabella VI)
7 8 9 10
PRIMA 3,03% 36,36% 21,21% 39,39%
DOPO 3,03% 27,27% 27,27% 42,42%
Tab. VI. Frequenze del dato dolore nel gruppo di controllo rispetto al tempo
Quanto emerge dall’analisi delle frequenze è che con il progredire del travaglio
l’intensità del dolore viene percepita e riferita come maggiore. Si osserva quindi che i
due valori massimi risultano aumentati rispettivamente di circa 6 punti percentuali, e
di circa 2 punti percentuali. Ne consegue che i valori minimi hanno subito una
flessione di circa 9 punti percentuali o non hanno subito variazioni. L’intervallo di
valori non subisce variazioni attestandosi in entrambe le rilevazioni 7 – 10.
La media dei valori del dato dolore subisce un lieve incremento a due ore dalla prima
rilevazione passando da un valore di 8,97 (±0,95 ds) a uno di 9,09 (±0,91 ds).
L’andamento del dato dolore è riportato nei grafici 12, 13 e 14.
41Dolore – prima rilevazione
39,39%
36,36%
21,21%
3,03%
7
8
9
10
Graf. 12. Dolore alla prima rilevazione nel gruppo di controllo
Dolore – seconda rilevazione
42,42%
27,27%
27,27%
3,03%
7
8
9
10
Graf. 13. Dolore alla seconda rilevazione nel gruppo di controllo
42Confronto dolore (gruppo controllo)
50,00%
40,00%
30,00%
20,00%
PRIMA
10,00%
DOPO
0,00%
1
2
3
4
Graf. 14. Andamento del dolore in relazione al tempo nel gruppo di controllo
4.2.5 Confronto tra i due gruppi
A partire dall’analisi specifica del gruppo sperimentale e del gruppo di controllo
abbiamo
messo
a
confronto
i
due
gruppi
comparando
i
dati
ottenuti.
Si può innanzitutto osservare la media del dato dolore dopo la digitopressione (gruppo
sperimentale) e dopo 2 ore di assistenza standard (gruppo controllo) e l’intervallo in
cui questa è compresa. Nel gruppo sperimentale la media risulta inferiore di 1,83 punti
rispetto al gruppo di controllo. L’andamento delle medie nei due gruppi alla prima e
alla seconda rilevazione subisce una:
 Flessione nel gruppo sperimentale (da 9 a 7.26)
 Lieve incremento nel gruppo di controllo (da 8,97 a 9,09)
I valori sono riportati in Tabella VII.
43Gruppo sperimentale Gruppo controllo
Media (± ds) 7.26 (1.31) 9.09 (0.91)
Min 4 7
Max 9 10
Tab. VII. Valore medio, minimo e massimo del dolore alla seconda rilevazione
È utile notare che il valore minimo percepito a seguito dell’applicazione della digitopressione
risulta di 3 punti inferiore a quello rilevato nelle donne che non hanno ricevuto la
digitopressione. Allo stesso modo, dopo la digitopressione non è stato rilevato più un valore
pari a 10. Il range di valori risulta quindi più ampio nel gruppo sperimentale (4-9) rispetto al
gruppo di controllo (7-10) in cui l’intensità di dolore percepita si attesta intorno ai valori
maggiori. (Grafico 15)
Differenza dolore tra i due gruppi –
seconda rilevazione
42,4%
41,2%
4
27,3%
27,3%
5
6
23,5%
11,8%
0,0% 3,0%
0,0% 0,0%
NO
5,9%
2,9%
14,7%
7
8
9
0,0%
10
SI
Graf. 15. Differenze tra i valori di dolore percepiti alla seconda rilevazione nei due gruppi
A partire dal confronto tra i dati nei due gruppi alla seconda rilevazione, è stato applicato il
test (test Z) per valutare se la riduzione di dolore in seguito alla digitopressione è stata
statisticamente significativa. Tuttavia dal confronto statistico tra le medie non emerge una
differenza statisticamente significativa.
445. Discussione
La ricerca non conferma quanto affermato in letteratura dove pare dimostrata una riduzione
del dolore in travaglio in seguito all’applicazione della digitopressione 3 . Sebbene i risultati
comprovino che le donne del gruppo di controllo hanno percepito un livello di dolore più alto
rispetto alle donne su cui è stata effettuata la digitopressione, non è possibile escludere che
tale risultato sia dovuto ad altri fattori. Potrebbe essere utile progettare un trial randomizzato
controllato per poter dimostrare l’efficacia della digitopressione come metodo di
contenimento del dolore in travaglio.
5.1. Limiti dello studio
L’analisi del lavoro condotto ha portato ad evidenziare alcuni fattori che possono aver
influito sui risultati ottenuti.
Il limite principale è sicuramente legato alla numerosità campionaria. Il campione preso in
esame è probabilmente insufficiente per poter conferire potenza allo studio e quindi per
verificare l’efficacia del trattamento.
Altro elemento da tenere in considerazione nella valutazione dei risultati emersi è la cecità
dello studio. Mentre la mancanza di cecità nelle donne può andare ad incrementare
l’effetto placebo, la mancanza di cecità da parte del rilevatore che, nella ricerca effettuata,
coincide con l’operatore, può essere fonte di distorsione della seconda rilevazione ed
influenzare quindi la validità interna dello studio.
È altresì importante tenere presente la variabile presa in esame. Il dolore, in particolar
modo in travaglio, è multifattoriale ed è per questo particolarmente difficile da
oggettivare. Probabilmente l’utilizzo della scala NRS per la quantificazione del dolore del
parto non è totalmente appropriato. Esistono delle scale multidimensionali per la
misurazione del dolore, come per esempio il McGill Pain Questionnaire (MPQ): già
utilizzato in studi riguardanti approcci alternativi alla gestione del dolore in travaglio
come emerso nelle revisioni di Smith (2010) e Tournaire (2007), consiste in un
questionario che prende in considerazione tre componenti del dolore (sensoriale,
affettiva/emozionale e valutativa) e risulta pertanto essere più completo. Ne esiste anche
una versione ridotta (SF- MPQ) in cui vengono considerate la qualità sensoriale ed
3
V. paragrafo 1.2.3: L’Ostetrica e la digitopressione.
45emozionale del dolore. Il problema correlato al MPQ risiede nella sua difficile
applicazione pratica in travaglio per via del tempo che richiede la sua compilazione e per
la difficile somministrazione alla donna in travaglio.
5.2. Possibilità di approfondimenti futuri
Il presente lavoro ed i risultati ottenuti potrebbero ritenersi preludio di futuri
approfondimenti sul tema. In particolar modo è ipotizzabile un trial controllato
randomizzato che, alla luce di quanto affermato precedentemente, tenga conto dei seguenti
fattori:
 Selezione di un campione più vasto tramite randomizzazione
 Creazione di un gruppo di controllo con applicazione di una pressione in punti
diversi da quelli di acupressione per ridurre o neutralizzare l’effetto placebo del
trattamento

Creazione di una condizione di cecità singola, con la rilevazione del parametro in
esame da parte di un esaminatore differente dall’operatore

Valutazione dell’utilizzo di scale alternative per la rilevazione de dolore
Inoltre potrebbe essere interessante andare a verificare

eventuali differenze di efficacia tra i singoli punti di acupressione nella riduzione
del dolore in travaglio
 l’efficacia della digitopressione rispetto agli stadi del travaglio
 la soddisfazione materna in seguito all’applicazione
466.Conclusioni
I risultati di questo lavoro non permettono di definire l’efficacia della digitopressione per la
gestione del dolore in travaglio. Tuttavia forniscono differenti spunti di riflessione
sull’applicabilità della tecnica in una realtà in cui non può essere garantita un’assistenza di
tipo one-to-one durante tutto il travaglio.
Innanzitutto, è necessario che l’operatore instauri precedentemente un rapporto con la donna
tale per cui riesca a comprendere i suoi reali bisogni prima di proporle, come altri strumenti
di gestione del dolore, la digitopressione.
È da sottolineare inoltre che, essendo una tecnica poco conosciuta e che si avvale della
collaborazione della donna e di un suo feedback per poter trovare i punti di acupressione e
bilanciare la pressione esercitata, è necessaria una formazione nelle donne: sarebbe più
opportuno che la formazione riguardo l’utilizzo di tali strumenti per la gestione del dolore
avvenisse già durante la gravidanza così che le donne possano arrivare in sala travaglio-parto
informate circa le metodiche da poter utilizzare; infatti talvolta barriere linguistiche e/o una
fisiologica difficoltà di concentrazione e di comprensione da parte della donna in travaglio nel
recepire le informazioni, specie se molto specifiche, come in questo caso, possono rendere
difficoltosa la formazione in travaglio.
Altro elemento degno di nota emerso dall’analisi di questo lavoro di tesi è la necessità per
l’ostetrica di avere tempo da dedicare totalmente alla digitopressione. I risultati hanno infatti
evidenziato che gli esiti maggiori si hanno per una durata dell’applicazione tra i 30 e i 60
minuti. Questo non è sempre reso possibile dal contesto lavorativo in cui l’ostetrica si trova a
svolgere il suo lavoro, specie in realtà molto ampie, con un elevato numero di parti, in cui
talvolta la mancanza di personale non permette un’assistenza continuativa alla donna per tutta
la durata del travaglio.
Sebbene i risultati emersi non siano direttamente a sostegno dell’applicazione della
digitopressione come strumento nella gestione del dolore in travaglio, è possibile ipotizzare
che i risultati ottenuti durante l’analisi dei due gruppi possano invece essere riconducibili al
sostegno emotivo, metodo di contenimento del dolore in travaglio supportato da evidenze
scientifiche 4 . Infatti le donne a cui è stata praticata la digitopressione hanno avuto sicuramente
il sostegno dell’ostetrica più a lungo nel tempo, e il tipo di sostegno strutturato messo in atto è
stato supportato dall’utilizzo strategico del tocco. Probabilmente questo ha permesso
l’instaurazione di un legame maggiore tra la donna e l’ostetrica che l’ha assistita tale per cui si
4
V. paragrafo 1.1.3: La gestione del dolore
47sono messi in atto i meccanismi che rendono efficace il sostegno emotivo per una migliore
gestione del dolore in travaglio.
In conclusione la digitopressione non sembra essere efficace nella gestione del dolore, sono
tuttavia necessari ulteriori studi per dimostrarne l’effettiva efficacia. Sono inoltre da tenere in
considerazione eventuali effetti indiretti della digitopressione sul rapporto donna-ostetrica che
possono influire positivamente sulla gestione del dolore in travaglio.
48Allegati
Tabella di Applicazione della Digitopressione in Sala Parto
4950Bibliografia
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Riferimenti iconografia
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Tratta da: http://www.raphaelproject.com/conferenze_online/inc_027.htm
2. Fig 2: Localizzazione del punto IC4
Tratta da:
http://acupuncture.rhizome.net.nz/acupressure/pain-relief-during-
labour/hegu-li-4/
3. Fig 3: Localizzazione del punto M6
Tratta da:
http://acupuncture.rhizome.net.nz/acupressure/pain-relief-during-
labour/ciliao-bl-32/
4. Fig 4: Localizzazione punto V32
Tratta da:
http://acupuncture.rhizome.net.nz/acupressure/pain-relief-during-
labour/sanjinjiao-sp-6/
5354Ringraziamenti
Ed ora, arrivata a questo punto, non posso che dire un enorme grazie a quanti mi sono stati
d’aiuto e supporto durante la scrittura di questa tesi e in questi tre anni intensi e meravigliosi.
Grazie al professor Naldi per il fondamentale supporto e per l’infinita pazienza con cui mi ha
sostenuta nella stesura di questa tesi.
Grazie a Martina, amica e statistica, per l’aiuto prezioso, paziente e a volte esilarante che mi
ha dato nell’elaborazione di questo lavoro.
Grazie a mamma e a papà perché, per quanto scontato e banale possa suonare, oggi non sarei
dove sono e quella che sono senza di loro.
Grazie a Giulia e Ilaria e a Martina perché “…a che serve il resto del mondo se hai almeno una
sorella?”
Grazie ai nonni e alle nonne per avermi mostrato l’importanza di avere delle radici salde.
Grazie alle amiche e agli amici lontani, per avermi insegnato che alla vera amicizia non
importa del tempo o della distanza: quando ci si rivede è come se non ci si fosse mai salutati.
Grazie alle amiche e agli amici vicini per aver arricchito con la loro presenza questi tre anni,
rendendoli più belli.
Grazie alle mie amiche e “coinquiline” Elisa, Sofia e Ludovica per le chiacchiere, il sostegno
e le porte aperte. Per essere state la famiglia da cui tornare la sera e sentirsi a casa.
Grazie a Chiara, Claudia ed Elisa per aver condiviso con me l’intensità di questi tre anni, le
preoccupazioni, la gioia, gli appunti e lo stesso modo di sentirsi Ostetriche. Grazie per essere
state le più perfette compagne di avventura che potessi desiderare.
Grazie alle Ostetriche che mi hanno insegnato ad osservare, a rispettare i tempi, senza troppe
parole. Grazie per avermi insegnato la pazienza dell’Ostetricia a Cristiana, Francesca, Annie,
Lucia e tutte le Ostetriche che mi sono state vicine nel mio percorso.
Grazie alle donne e ai bambini che mi hanno fatto innamorare giorno dopo giorno di quello
che ho scelto, perché la loro felicità è stata la mia forza nei momenti difficili, per avermi fatto
sentire Ostetrica ancor prima di esserlo.
Grazie a tre donne lontane lontane che sono certa essere state custodi di questo mio cammino.
Grazie alle persone la cui strada ha incrociato la mia in questi tre anni perché tutte le
esperienze vissute mi hanno fatto scoprire nuovi lati di me, mi hanno fatta crescere tanto e mi
hanno resa quella che sono oggi.
55