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Info e iscrizioni: Slow Medicine – IV congresso Slow Medicine

“lo shiatsu ha proprietà rilassanti, influisce sulla psiche, riequilibra l’individuo”

Sorgente: Medicina integrata la sfida genovese per riprendersi la vita – Repubblica.it

Video-intervista sull’esperienza con lo Shiatsu di una persona affetta da SLA – sclerosi laterale amiotrofica:

shiatsu_logo-ffstLo Zen Shiatsu privilegia l’ascolto e il rapporto umano, il suo approccio è molto morbido e rispettoso della persona trattata, l’empatia e la fiducia sono concetti che hanno il loro posto e sono un prerequisito per una buona gestione delle persone in difficoltà, e sostengono orientamenti pertinenti in cui l’unitarietà (il rapporto corpo/psiche) dell’essere umano non si scorda mai.

(Leggi l’articolo completo sul sito di Shiatsu News…)
(Leggi anche l’articolo de L’Espresso “Metti lo Shiatsu in ospedale”… )

 

Lo Shiatsu in quanto pratica del dialogo non verbale, del contatto con la parte sana dell’individuo, dell’approccio neutro e senza giudizio dell’operatore e del suo intento di “prendersi cura” piuttosto che di “curare”, è una tecnica che si inserisce molto bene nelle attività delle Cure palliative. Perché là dove nulla o poco si può contro il dolore fisico, è fondamentale agire sugli altri aspetti del dolore per contribuire al miglioramento del benessere psicofisico. Si può così scoprire e meravigliarsi di come uno stato di benessere possa non coincidere con l’assenza di dolore.

Leggi l’articolo completo sul sito di Daniela Piola (link: http://www.flowshiatsu.com/alzheimer ) Leggi il seguito di questo post »

Il settimanale L’Espresso, in un’inchiesta sullo Shiatsu negli ospedali, mi ha intervistato, assieme ad altri colleghi, per la mia esperienza di utilizzo dello Shiatsu in ambito sociale e sanitario con i neonati prematuri, gli anziani con malattie degenerative, gli autistici ed i disabili psichici.
Leggi l’articolo de “L’Espresso” in formato pdf >>>

Espresso 2014 09 - Intervista Valter Vico 1

Shiatsu per pazienti oncologici

Evento ECM (21 crediti)

“L’ECO DELLA VITA”: IL CONTATTO NELLA RELAZIONE DI CURA

dal 27 marzo 2014

3 giornate (21 ore): giovedì 27 marzo, 3 e 10 aprile 2014, dalle 8:30 alle 16

con Valter Vico

con-tattoIl contatto fisico con il paziente ha ruolo essenziale nella relazione di cura (fino all’80% dell’attività lavorativa di un infermiere), ma in ambiente intensivo e sotto stress può divenire, a volte, frettoloso, poco attento e quindi fonte di stimoli negativi.

Leggi il seguito di questo post »

NURSING IN NEUROLOGIAÈ appena stato pubblicato “NURSING IN NEUROLOGIA: CRITICITÀ E COMPLESSITÀ ASSISTENZIALI”, testo per infermieri con un intervento di Valter Vico su “Shiatsu e Infermieri”.

Sfoglia il libro on line >>

Scarica il volantino del libro >>

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Evento ECM (21 crediti)

“L’ECO DELLA VITA”: IL CONTATTO NELLA RELAZIONE DI CURA

dal 11 aprile 2013

3 giornate (21 ore): giovedì 11, 18 aprile e 9 maggio, dalle 8:30 alle 16

con Valter Vico

con-tattoIl contatto fisico con il paziente ha ruolo essenziale nella relazione di cura (fino all’80% dell’attività lavorativa di un infermiere), ma in ambiente intensivo e sotto stress può divenire, a volte, frettoloso, poco attento e quindi fonte di stimoli negativi.

L’umanizzazione delle cure ed il benessere organizzativo non possono prescindere dalla valorizzazione del con-tatto come strumento vitale di comunicazione empatica non verbale con il paziente e più in generale con il proprio ambiente di lavoro.

In questo per-corso di consapevolezza, la riscoperta del con-tatto nasce innanzitutto da una maggiore attenzione al proprio stato di benessere personale che consente un miglior con-tatto con l’altro (paziente, ma anche collega). L’approccio, i metodi e le tecniche utilizzati sono quelli tradizionali e consolidati delle Discipline Orientali e dello Shiatsu che si basano sulla visione unitaria dell’essere umano e considerano la persona in tutte le sue espressioni a livello fisico, emotivo e spirituale.

La gestualità dello Shiatsu ed il suo approccio alla persona sono estremamente specifici e comprendono: essenzialità dell’azione, consapevolezza e percezione al tatto, presenza dal punto di vista psico-fisico, “ascolto” del proprio corpo e di quello della persona, comunicazione empatica non verbale, postura corretta e rilassata, movimento fluido ed armonico di tutto il corpo, attitudine rilassata.

Queste modalità di lavoro possono consentire di migliorare significativamente la relazione con il paziente e potenziare la qualità e l’efficacia dei protocolli terapeutici utilizzati, oltre a rendere più stimolante, creativo ed interessante il lavoro quotidiano di tutti coloro che operano a stretto contatto fisico con il paziente.

Dal punto di vista più strettamente tecnico e culturale lo Shiatsu e le Discipline Orientali possono inoltre offrire al professionista del settore sanitario metodi e tecniche di lavoro che possono integrarsi utilmente nel suo bagaglio di conoscenze e di strumenti operativi attraverso: la visione energetica e olistica dell’essere umano, tecniche “dolci” per rilassare la persona, utilizzo a livello personale di tecniche contro lo stress e per migliorare il rapporto con se stessi.

AF&S - Logo

Sede: AF&S – Associazione Formazione e Salute – Via Thonon 2, TORINO (zona MOLINETTE – metrò Spezia)

Info ed iscrizioni: AF&S  formazionesalute@libero.it   335.7697710 – 011.66.46.423

Evento Facebook: https://www.facebook.com/events/612778645405980/

Leggi anche:

“OGGI HO FATTO LO SHIATZU

1° incontro

Il primo trattamento è andato bene: Alberto prima mi ha allontanato a calci, poi mi ha graffiato, infine si è fatto mettere le calze. Insomma: abbiamo “fatto amicizia”.

Oggi è il mio primo giorno al centro diurno per disabili psichici.

Dipinto di Lina

Dipinto di Lina, utente del Centro Diurno Colombetto di Moncalieri (TO)

Veramente ero già venuto in visita la settimana precedente con Marco, il fisioterapista, per prendere gli ultimi accordi prima di iniziare la sperimentazione. La prima impressione arrivando era stata quella di una specie di scuola materna. Ancora prima di entrare ero circondato da persone che mi assalivano di domande: “Come ti chiami?”, “Vieni ancora?”, “Quando torni?”, “Cosa fai?”, “Hai dei bambini? Come si Chiamano?”. E molti mi toccavano, mi abbracciavano. Sono affettuosi. C’è vitalità ed una certa aria buffa e strampalata che fa allegria.

Eravamo rimasti d’accordo di cominciare con i casi “più semplici”, ma non è certo il caso di Alberto.

L’educatrice, Emanuela, mi presenta Alberto. Lui è un ragazzo autistico psicotico, ma ognuno ha i suoi guai: io, ad esempio, sono ipermetrope ambliope per cui non dovrebbero esserci particolari problemi.

Andiamo nella “stanza della musica” dove Alberto ha il suo angolo preferito, il suo nido, dove lui si accuccia in posizione fetale su un materassino. L’educatrice lo rassicura. Io mi siedo a terra vicino a lui con le gambe incrociate, ma lui mi allontana con dei calci. Dopo un po’ capiamo che non vuole che io incroci le gambe e così mi adeguo. Mi avvicino un po’, ci provo alcune volte, ma lui mi respinge sempre con un piede.

Propongo all’educatrice di mettere un po’ di musica visto che mi dice che gli piace. Lei prende uno jambe ed inizia a suonare con un ritmo lento ed un po’ ipnotico. Lui è sempre accucciato. Mostra una mano: mi avvicino lentamente e gli tocco il pollice, delicatamente. Sulle prime lascia fare, poi si alza a sedere, mi afferra gli avambracci, stringe forte e pianta le unghie. Non molla la presa, allora a mia volta gli prendo gli avambracci ed inizio a fare pressioni a pinza con pollice e dita contrapposti. Mi fa male, sento le unghie nella carne, ma mantengo la presa ed intanto iniziamo una specie di balletto al ritmo del tamburo che non si è mai fermato: ondeggio lentamente. Lo tiro leggermente verso di me, poi lo allontano un po’ e così via. Nel frattempo aumento e diminuisco in modo alterno le pressioni sui suoi avambracci al ritmo dello jambe. Lentamente diminuisce la presa e sembra seguirmi nella danza.

La situazione è assurda e surreale. Mi viene da ridere, non riesco a trattenermi. Lui sorride, molla la presa e si mette a sedere a gambe incrociate.

Rimaniamo un po’ a guardarci, fermi. Non so bene come comportarmi, ma cerco di essere presente.

Poi si toglie una calza, la sventola, la fa girare facendo dei versi e me la sporge. La prendo, la sventolo, la faccio girare emettendo suoni gutturali e poi gliela restituisco. La scena si ripete alcune volte con qualche variante: faccio finta di annusare la calza con aria disgustata, è una scenetta che è sempre piaciuta molto ai miei bambini. Alla fine decido di tenermi la calza, allora lui toglie l’altra e ripete lo stesso rituale. Non so bene come uscirne. L’educatrice mi dice che probabilmente lui vuole che io gli metta le calze. Sono molto lusingato dalla proposta e provvedo immediatamente.

Ho superato l’esame: abbiamo fatto amicizia.

Vado nel salone a salutare Enrica e Rachele che avevo trattato prima. Due trattamenti Shiatsu “normali”.

Dipinto di Lina

Dipinto di Lina, utente del Centro Diurno Colombetto di Moncalieri (TO)

Enrica con le matite colorate sta completando sul suo quaderno, lentamente, ma con buona grafia in stampatello maiuscolo, una pagina di “OGGI HO FATTO LO SHIATZU”. Magari una di queste volte le faccio presente che si scrive con la “S”, o forse no.

Rachele è seduta tranquilla sul divanetto. Le chiedo come sta. Lei è timida, parla piano, un po’ coprendo la bocca, quasi a schernirsi e dice: “mi piace quando ti appoggi”. Con una sola frase ha colto il senso profondo dello Shiatsu e della relazione di scambio che lo caratterizza. Apparentemente uno dei due attori, l’operatore, ha un ruolo attivo, mentre il ricevente è passivo. In realtà io mi appoggio al ricevente e lui mi sostiene. Quindi è “abile”. I ruoli si invertono e ciò crea fiducia reciproca, la fiducia di essere sostenuti e di poter sostenere. La fiducia nella natura, nel miracolo della pressione che agisce senza che nulla venga apparentemente fatto. Ho notato nella mia esperienza come siano soprattutto le persone più fragili a recepire questo aspetto così primordiale dello Shiatsu, forse perché, finalmente, sperimentano nella pratica la possibilità di sentirsi utili e di sostenere un’altra persona.

Capitano raramente giornate così intense, ma, come sempre ciò che si riceve è molto più di quello che si dà. Leggi il seguito di questo post »

INFO

333.26.90.739 valter.vico@gmail.com

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