Una delle esperienze più significative ed importanti nella mia carriera di Operatore Shiatsu è stata quella di trattare persone disabili o con gravi malattie degenerative.
Ho iniziato nel 2000 con i neonati lungodegenti (prematuri o con patologie gravi) ricoverati presso il reparto di Terapia Intensiva Neonatale dellāOspedale Santa Croce di Moncalieri (TO).
Lo Shiatsu nasce da un gesto molto intimo: il tocco. Gian Luigi Cislaghi, operatore presso lāHospice della Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, spiega a Vivere sani, Vivere bene la sua utilitĆ per le persone con il Parkinson. Nellāambito di una terapia multidisciplinare infatti, lo Shiatsu ĆØ efficace per educare a un rilassamento progressivo, molto desiderato e ricercato dai parkinsoniani
Nellāapproccio con le persone disabili spesso sorgono dubbi e perplessitĆ inerenti la loro quotidianitĆ .
Gli interrogativi riguardano gesti ed abitudini che per noi ānormodotatiā sono usuali; alzarsi, vestirsi, fare colazione, scegliere cosa indossare in base a propri gusti personali, decidere cosa fare durante la giornata in base alle proprie esigenze o semplicemente scegliere quello che piace. Chi per problematiche varie non può assolvere ai suoi bisogni primari necessita di qualcuno che lo faccia per lui, solitamente i familiari più vicini, come i genitori, che dedicano la loro vita alle necessitĆ del parente disabile e che spesso si trovano a dover ricorrere ad aiuti esterni o a cure farmacologiche per sopperire alle difficoltĆ quotidiane.
Dipinto di Lina, utente del Centro Diurno Colombetto di Moncalieri
Sempre più spesso, in questi ultimi anni, si ĆØ vista la necessitĆ di approcciarsi al mondo della disabilitĆ psico-fisica con metodi tecnico-scientifici: base-line, schede osservative, valutazioni, check-list, prove e confutazioni delle stesse messe nero su bianco, che analizzano i comportamenti delle persone, offrendo sistematicamente risposte il più possibile congrue al superamento delle difficoltĆ e quindi alle possibilitĆ di crescita. Continua a leggere “Shiatsu e autismo: “oltre le barriere””
Essere un famigliare di una persona con disabilitĆ , un genitore, un figlio, un marito/moglie, richiede un impegno e un’attenzione costante alle esigenze dell’altro per molto tempo, per sempre cercare soluzioni a moltissimi problemi, che a volte non hanno risposta, sopperire a ciò che l’altro non può fare e stimolare a partecipazione, la relazione e l’autonomia costantemente. Essere un famigliare di una persona con disabilitĆ ĆØ una gioia nella relazione, nei piccoli e grandi successi…
I rapporti che si creano sono molto empatici, pur senza parole i bambini dimostrano senza filtri ciò che desiderano e ciò che non desiderano e lo si capisce al volo.
CE5: Incontro ravvicinato del V tipo: incontri bilaterali posti in essere tramite iniziative umane coscienti, volontarie ed attive, o tramite la comunicazione cooperativa con intelligenze extraterrestri. Il “quinto tipo” non ĆØ incluso nell’originale scala degli incontri ravvicinati di Hynek, tuttavia gli ufologi del gruppo CSETI del dott. Steven M. Greer hanno definito i CE5; si tratta di una teoria simile a quella dei “contattati” degli anni 1950, o del sottotipo F di Bloecher per gli incontri ravvicinati del Terzo tipo. (Da Wikipedia)
“Comunicazione cooperativa con intelligenze extraterrestri”. Non posso trovare una definizione migliore di quanto ĆØ successo.
Ho toccato gli alieni ed essi hanno toccato me e posso inoltre testimoniare con sicurezza che anche altri hanno vissuto questa singolare esperienza. Alcuni erano operatori addestrati, altri semplici cittadini curiosi, in ogni caso tutti ne sono usciti migliori.
Gli alieni sono fra noi ed hanno molto da dirci, anche se non sempre siamo in grado di comprendere appieno il loro linguaggio. Certamente non sono in grado di descrivere i loro processi mentali, ma posso dimostrare che ĆØ possibile aprire con loro un canale di comunicazione empatico non verbale.
Questo ĆØ il racconto di un’esperienza ai confini con la realtĆ iniziata all’alba del nuovo millennio, ma l’ultimo incontro ĆØ avvenuto solo pochi giorni fa, non certo nel deserto del Nuovo Messico, ma all’estrema periferia di Torino, in un centro d’incontro per anziani ai confini fra Moncalieri e Nichelino alla presenza di numerosi testimoni. Altri e ripetuti incontri erano avvenuti in precedenza sempre principalmente nel territorio di Moncalieri.
Nel corso del tempo abbiamo stabilito un codice di comunicazione basato sul contatto: sequenza ritmiche di pressioni esercitate, almeno inizialmente, principalmente sulla schiena.
La maggior parte di loro sono fisicamente simili a noi, a prima vista si potrebbero scambiare facilmente per “persone normali”.
Il primo trattamento ĆØ andato bene: Alberto prima mi ha allontanato a calci, poi mi ha graffiato, infine si ĆØ fatto mettere le calze. Insomma: abbiamo āfatto amiciziaā.
Oggi ĆØ il mio primo giorno al centro diurno per disabili psichici.
Dipinto di Lina, utente del Centro Diurno Colombetto di Moncalieri (TO)
Veramente ero giĆ venuto in visita la settimana precedente con Marco, il fisioterapista, per prendere gli ultimi accordi prima di iniziare la sperimentazione. La prima impressione arrivando era stata quella di una specie di scuola materna. Ancora prima di entrare ero circondato da persone che mi assalivano di domande: āCome ti chiami?ā, āVieni ancora?ā, āQuando torni?ā, āCosa fai?ā, āHai dei bambini? Come si Chiamano?ā. E molti mi toccavano, mi abbracciavano. Sono affettuosi. CāĆØ vitalitĆ ed una certa aria buffa e strampalata che fa allegria.
Eravamo rimasti dāaccordo di cominciare con i casi āpiù sempliciā, ma non ĆØ certo il caso di Alberto.
Lāeducatrice, Emanuela, mi presenta Alberto. Lui ĆØ un ragazzo autistico psicotico, ma ognuno ha i suoi guai: io, ad esempio, sono ipermetrope ambliope per cui non dovrebbero esserci particolari problemi.
Andiamo nella āstanza della musicaā dove Alberto ha il suo angolo preferito, il suo nido, dove lui si accuccia in posizione fetale su un materassino. Lāeducatrice lo rassicura. Io mi siedo a terra vicino a lui con le gambe incrociate, ma lui mi allontana con dei calci. Dopo un poā capiamo che non vuole che io incroci le gambe e cosƬ mi adeguo. Mi avvicino un poā, ci provo alcune volte, ma lui mi respinge sempre con un piede.
Propongo allāeducatrice di mettere un poā di musica visto che mi dice che gli piace. Lei prende uno jambe ed inizia a suonare con un ritmo lento ed un poā ipnotico. Lui ĆØ sempre accucciato. Mostra una mano: mi avvicino lentamente e gli tocco il pollice, delicatamente. Sulle prime lascia fare, poi si alza a sedere, mi afferra gli avambracci, stringe forte e pianta le unghie. Non molla la presa, allora a mia volta gli prendo gli avambracci ed inizio a fare pressioni a pinza con pollice e dita contrapposti. Mi fa male, sento le unghie nella carne, ma mantengo la presa ed intanto iniziamo una specie di balletto al ritmo del tamburo che non si ĆØ mai fermato: ondeggio lentamente. Lo tiro leggermente verso di me, poi lo allontano un poā e cosƬ via. Nel frattempo aumento e diminuisco in modo alterno le pressioni sui suoi avambracci al ritmo dello jambe. Lentamente diminuisce la presa e sembra seguirmi nella danza.
La situazione ĆØ assurda e surreale. Mi viene da ridere, non riesco a trattenermi. Lui sorride, molla la presa e si mette a sedere a gambe incrociate.
Rimaniamo un poā a guardarci, fermi. Non so bene come comportarmi, ma cerco di essere presente.
Poi si toglie una calza, la sventola, la fa girare facendo dei versi e me la sporge. La prendo, la sventolo, la faccio girare emettendo suoni gutturali e poi gliela restituisco. La scena si ripete alcune volte con qualche variante: faccio finta di annusare la calza con aria disgustata, ĆØ una scenetta che ĆØ sempre piaciuta molto ai miei bambini. Alla fine decido di tenermi la calza, allora lui toglie lāaltra e ripete lo stesso rituale. Non so bene come uscirne. Lāeducatrice mi dice che probabilmente lui vuole che io gli metta le calze. Sono molto lusingato dalla proposta e provvedo immediatamente.
Ho superato lāesame: abbiamo fatto amicizia.
Vado nel salone a salutare Enrica e Rachele che avevo trattato prima. Due trattamenti Shiatsu ānormaliā.
Dipinto di Lina, utente del Centro Diurno Colombetto di Moncalieri (TO)
Enrica con le matite colorate sta completando sul suo quaderno, lentamente, ma con buona grafia in stampatello maiuscolo, una pagina di āOGGI HO FATTO LO SHIATZUā. Magari una di queste volte le faccio presente che si scrive con la āSā, o forse no.