LEGGEREZZA DEL TOCCO

Una volta Chesterton disse che gli angeli, poiché si prendono così alla leggera, possono volare. In giro si vedono così tante facce offuscate da una serietà che, se nascesse dal dolore, sarebbe comprensibile. Ma il tipo di serietà che trascina l’uomo a terra e uccide la vita dello spirito non è figlia del dolore, ma è una sorta di recita in cui l’attore è ingannato nell’identificarsi col suo ruolo.

C’è gravità anche nel gioco dei bambini, ma questa è ben diversa, poiché il bambino è consapevole del fatto di star solo giocando e la serietà non è che una forma indiretta di divertimento. Ma nell’adulto questa serietà diventa un vizio, perché fa di questo gioco una religione, così da identificare se stesso con la sua parte o il suo ruolo nella vita che egli teme di perdere. Questo è particolarmente vero quando l’uomo non illuminato raggiunge un qualsiasi livello di responsabilità; egli sviluppa una pesantezza nel tocco, una mancanza di abbandono, una rigidità che indica come egli stia usando la sua dignità come dei trampoli per tenere la sua testa al di sopra delle avversità. Il suo problema è che invece di recitare la sua parte, è la sua parte a recitare se stesso, e lo rende uno zimbello agli occhi di tutti coloro che riescono a vedere attraverso la maschera. Il messaggio della saggezza orientale è che le forme della vita sono maya e pertanto profondamente carenti in serietà dal punto di vista della realtà. Poiché il mondo della forma e dell’illusione che la maggioranza considera essere il mondo reale, non è altro che il gioco dello spirito, o come l’hanno chiamato gli Hindu, la Danza di Shiva. È illuminato chi si unisce in questo gioco sapendo che è solo un gioco; l’uomo soffre solo perché prende troppo sul serio ciò che gli dèi hanno fatto per diletto. Così l’uomo diventa uomo solo quando perde il senso di leggerezza degli dèi.

Giacché gli dèi (o Buddha, o quello che preferite) sono semplicemente la nostra più intima essenza, e questa potrebbe frantumare l’universo in un nulla e in un solo momento, se solo volesse. Ma così non è, ed essa mantiene i mondi in movimento per lo scopo divino del gioco, perché, come un musicista, crea e si diletta nel modellare un ritmo e una melodia. Giocare con esso non è dunque un dovere, ma una gioia, e colui che non vede tutto ciò come una gioia non può farlo e neppure comprenderlo.

(Alan Watts: Diventa ciò che sei)

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(foto di Pexel)