“Il corpo è la spiaggia sull’oceano dell’essere” (Anonimo Sufi)

Il ritmo esistenziale attuale, spesso ci costringe a una vita al di sopra delle nostre capacità di sopportazione, lentamente e inconsapevolmente scivoliamo verso un malessere che marca profondamente la qualità della nostra vita.

Dacci oggi il nostro stress quotidiano   

Lo stress descrive una condizione di attivazione dell’organismo che permette di risolvere una contingenza, rimuovere un ostacolo in maniera rapida ed efficace. Una sequela di reazioni fisiologiche ci rendono particolarmente lucidi e reattivi per risolvere l’impasse, superata la contingenza tutto dovrebbe ritornare verso la quiete.

È bene chiarire che di per sé, lo stress non rappresenta una condizione svantaggiosa, anzi, come disse Selyes (colui che per primo ha riconosciuto la sindrome) è il “sale della vita”. Non a caso si parla di “distress” o di “eustress” per distinguere la condizione virtuosa da quello nociva, come sempre è una questione di misura.

“Il problema nasce dal fatto che spesso l’allarme non si disinnesca, gli stimoli ambientali che fungono da evento stressore, non si risolvono perché a volte non sono così ben definiti.” 

Facciamo un esempio: i troppi impegni di una vita divisa tra famiglia e lavoro, un capo dal brutto carattere, un ambiente di lavoro disfunzionale, è possibile che pongano il soggetto coinvolto in una condizione ambivalente, apparentemente irrisolvibile.

Gli stimoli ambientali verranno valutati come una minaccia, mettendo in atto una serie di reazioni fisiologiche atte a fronteggiare il pericolo, sia che esso sia concreto oppure solo presunto, portando progressivamente la persona verso l’ esaurimento delle proprie risorse vitali. 

Riconoscere i segnali d’allarme 

Spesso si arriva al limite senza rendersene conto, dal punto di vista fisiologico la risposta si può suddividere schematicamente in 3 fasi:

Allarme: modificazioni biochimiche a livello dell’organismo 

Resistenza: si attuano meccanismi di tipo difensivo/adattivo

Esaurimento: Impossibilità a reagire in modo appropriato, non è possibile adeguarsi alle richieste di adattamento    

“La risposta di stress è un intreccio di modificazioni biologiche emozionali e cognitive che coinvolge la persona nella sua interezza: psiche cervello e l’insieme della fisiologia.” 

(Stress e vita – Francesco Bottaccioli)

Prima di arrivare ad una condizione di stress severo i campanelli d’allarme sono molti, il segreto è fermarsi ad ascoltare: 

Senso di affaticamento, sonno di cattiva qualità, calo di rendimento nello studio o nel lavoro, aumentata suscettibilità del sistema immunitario, dolori gastrici, mal di testa, indolenzimento ai muscoli, disturbi dell’umore, palpitazioni, sono tutti effetti possibili, di una quantità di stimoli stressori ormai difficili da gestire.

Uscire dalla gabbia

Correggere lo stile di vita è il primo passo per gestire attivamente la propria salute.

L’attività fisica moderata (camminata, nordic walking) possibilmente svolta all’aria aperta, per almeno 3 volte la settimana per 45/50 minuti è già un buon deterrente.

Alimentarsi con cura! Alcune indicazioni utili, (senza voler scendere troppo nel dettaglio, eventualmente consultare un nutrizionista!): 

L’assunzione eccessiva di zuccheri semplici, grassi saturi, alcol, proteine animali e derivati del latte, a lungo termine risultano essere dannosi, innescando un processo infiammatorio. Frutta e verdura di stagione, cereali integrali possibilmente di origine biologica regolano la risposta infiammatoria. 

L’intestino è chiamato anche il “secondo cervello” e dialoga con il primo: stress, emozione perturbanti lo danneggiano e viceversa un intestino in disordine influisce sullo stress.   

Un aiuto arriva dallo shiatsu

Se tutto questo non dovesse bastare, se non troviamo le risorse per poter dare una svolta, lo shiatsu può rappresentare un valido sostegno per mettere in atto il cambiamento. 

“Le persone che ricevono Shiatsu riescono a cambiare i loro stili di vita più di quanto avviene di solito. Cominciano a dedicare più tempo all’esercizio fisico, ad eseguire pratiche di rilassamento, mangiano di meno e meglio, riducono il tempo riservato al lavoro. Insomma, escono dal traffico e pensano di più a sè stesse. I buoni propositi si realizzano.” 

(Ricerca dell’università di Leeds, Fonte: L’altra medicina magazine)   

I modelli di riferimento della cultura da cui origina lo Shiatsu (visione estremo orientale) sono affascinanti ma, per la nostra logica di ragionamento possono risultare di difficile comprensione.

È comunque possibile utilizzare una chiave di lettura in termini occidentali. 

Il punto di partenza è dato dal sistema nervoso autonomo o vegetativo, il quale interagisce con le funzioni definite involontarie, è uno dei sistemi di regolazione dei meccanismi dello stress. A sua volta è virtualmente suddiviso in due rami: simpatico e parasimpatico

Il simpatico è maggiormente coinvolto con la superficie del corpo, la sua specificità consiste nel separare e discriminare le informazioni che ci giungono dall’ambiente esterno. Per intenderci, il simpatico è l’attore principale nella risposta a uno stimolo improvviso e inaspettato; l’esempio usato più spesso è la reazione di fuga o attacco (fight or flight response). In sintesi il simpatico contrae e irrigidisce. 
Il parasimpatico è maggiormente collegato con i processi che avvengono in profondità del nostro corpo, ad esempio concorre all’innervazione viscerale. A livello di stato di coscienza, la sua prevalenza contribuisce a una percezione unificante dell’esperienza vitale, è il sistema maggiormente coinvolto nell’esperienza di un trattamento Shiatsu. Il parasimpatico apre e rilassa. 

È molto importante che le due funzioni si alternino in maniera equilibrata, permettendo di adattarci dinamicamente alle richieste della vita    

Il mezzo, l’elemento fondamentale dello Shiatsu è la pressione. La pressione, esercitata principalmente con i palmi e pollici, sulla superficie corporea, attuata con i dovuti criteri, conduce al riequilibrio del sistema nervoso periferico. È la chiave di volta per comprendere il funzionamento del trattamento e la sua straordinaria efficacia nel ripristinare l’omeostasi in un sistema disfunzionale.

Lo Shiatsu, se applicato per un periodo sufficientemente lungo, tende a disinnescare il meccanismo dello stress, apportando una sorta di rieducazione del sistema nervoso autonomo e conducendo a piccoli passi, verso una condizione di “salute integrale” con maggior percezione di stessi e dei propri limiti e possibilità.

Massimo Policardi

Operatore Shiatsu

Iscritto Registro Italiano Operatori Shiatsu FISieo


Letture consigliate: “Perché alle zebre non viene l’ulcera?” di R. Sepolsky. La più istruttiva e divertente guida allo stress e alle malattie che produce, Con tutte le soluzioni per vincerlo.

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