
Marco Ingrosso1
La promozione della salute, avviata dall’OMS nel 1986 con la Carta di Ottawa, si articola su tre ambiti fra loro intrecciati: in primis l’ambito formativo, che non deve essere limitato solo alle fasi dello sviluppo individuale (come è stato prevalentemente pensato finora) ma deve potersi estendere a tutte le età della vita (long life learning), in particolare quelle più critiche e di passaggio. In secondo luogo, l’ambito comunicativo, inteso sia come comunicazione dialogica e multidimensionale (ossia relazionale) fra gli attori della salute, sia come comunicazione socio-ambientale, ossia informazione disponibile e “lanciata” erga omnes attraverso i media. Il terzo ambito è quello delle politiche, degli interventi e delle risorse ambientali, in altre parole tutte le occasioni che permettono ad una popolazione residente su un determinato territorio di mantenere e sviluppare stili di vita sani, godere di una buona qualità della vita e poter usufruire di pratiche salutogenetiche in modo diffuso e agibile (ossia superando le diseguaglianze e le barriere di reddito, età, genere, cittadinanza, cultura, ecc.).
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SLOW-FOOD: MASTICA che TI PASSA!

Un tempo c’erano il ginocchio della lavandaia, il gomito del tennista, la spalla del nuotatore. Il primo si è estinto con l’avvento delle lavatrici, gli altri resistono tuttora. Ma c’è da scommettere che saranno surclassati da un disturbo che si sta avviando a essere sempre più frequente, il dilagante collo da tablet: una «malattia» che adesso, secondo uno studio pubblicato sul Journal of Pshysical Therapy Science, si sta diffondendo soprattutto fra i giovani e le donne.