Repubblica 2018 09 11 - Shiatsu antistress

Oggi su Repubblica: “C’è lo Shiatsu antistress”

Sembra in grado di agire a livello immunitario e controllare il cortisolo. Ma ci vogliono studi che lo dimostrino. Così nasce un’alleanza.

Combattere lo stress e recuperare energie? Si può provare con lo shiatsu. È quanto emerge dai primi studi disponibili sul tema, e soprattutto dalle ricerche avviate da DisCo Pnei, un gruppo nato all’interno della Società italiana di psiconeuroendocrinoimmunologia ( Sipn+ ei). Eppure, per la medicina occidentale lo shiatsu non può essere considerato una terapia: «Si tratta di una tecnica, che interpreta i diversi sintomi come segnale di uno squilibrio a livello sistemico, e agisce per attivare i processi di autoguarigione dell’organismo » , spiega Andrea Mascaro, operatore shiatsu che lavora con DisCo Pnei.

Oggi gli obiettivi sono puntati sulla capacità della tecnica di prevenire lo stress correlato al lavoro, scaricando le tensioni prima che creino disturbi. « L’ideale sarebbe fare shiatsu quando si sta bene, per mantenere l’equilibrio psicofisico», spiega Mascaro. Che aggiunge: « Il nostro obiettivo, ora, è dimostrare l’efficacia dei trattamenti » . Gli studi validi, però, sono pochi, anche perché molte ricerche riguardano la digitopressione, che non è esattamente sovrapponibile allo shiatsu. Ma le cose stanno cominciando a cambiare grazie anche alla collaborazione con la società di psico- neuro immunologia: «Questo approccio – osserva Mascaro – è particolarmente adatto per valutare e validare scientificamente gli effetti di un trattamento che coinvolge mente e corpo». Ci sono per esempio studi sugli effetti delle tecniche di contatto, non specificamente lo shiatsu, che mostrano come queste agiscano riducendo il cortisolo, l’ormone dello stress.

Altre ricerche mostrano che le discipline manipolative hanno effetti antinfiammatori, analgesici e di regolazione neuroendocrina, oltre a potenziare il sistema immunitario. « Adesso stiamo definendo i protocolli di due studi di questo tipo – spiega Mascaro – insieme all’istituto di Psicologia funzionale di Firenze e a Sipnei. In autunno partirà una ricerca che punta a valutare il benessere dopo il trattamento shiatsu attraverso una misurazione del cortisolo salivare, integrato da un questionario di autovalutazione per misurare i benefici dal punto di vista soggettivo».

Di solito ci si rivolge allo shiatsu per combattere sintomi dolorosi come mal di testa o mal di schiena: « Chi arriva da noi le ha provate tutte senza trovare una soluzione – spiega Mascaro – ma dopo un ciclo di trattamenti scopre che si sente meglio, si ammala meno; e continua a fare shiatsu dimeticando il motivo originario per cui era arrivato » . Come se il trattamento aiutasse ad acquisire una nuova consapevolezza della propria salute.

In questo senso sono molto interessanti i lavori che scoprono l’effetto dello shiatsu sulla postura: è il tema degli studi preliminari realizzati da Sergio Palandri nell’ambito di una tesi per il master di Posturologia clinica presso l’Università di Pisa. « Definiamo postura la gestione della posizione di equilibrio statico e dinamico del corpo umano nello spazio e nel tempo, in funzione antigravità, da parte della muscolatura tonica: un sistema automatico e involontario » , spiega Palandri. E tra gli elementi che concorrono a determinarla, oltre alle informazioni che riceviamo dai nostri sensi, ci sono anche le nostre condizioni psicofisiche: «Basti pensare a come la postura di una persona stanca e depressa sia diversa da quella di una persona allegra e solare », osserva Palandri. I primi dati raccolti mostrano come lo shiatsu, lavorando sul riequilibrio energetico, possa contribuire a migliorare la postura: « abbiamo usato un metodo molto semplice, valutando la postura dei soggetti prima e dopo un ciclo di sei trattamenti shiatsu su tre meridiani fondamentali » , spiega Palandri. I risultati sembrano confermare l’ipotesi che questi trattamenti possano produrre benefici sulla postura, portando il paziente in un progressivo stato di rilassamento fisico e psichico.

«Per ottenere risultati possono servire più trattamenti, ma si riscontrano effetti positivi anche dopo una sola seduta » , osserva ancora Palandri. L’obiettivo è anche quello di individuare, in un’ottica interdisciplinare, perché si sia manifestato uno specifico problema, « ricordando che il trattamento shiatsu non si vuole sostituire alla medicina convenzionale, ma può essere ottimamente integrato con le cure tradizionali: collaborazioni di questo tipo hanno dato risultati molto interessanti e andrebbero incentivate », conclude Palandri.