Le grandi difficoltà che si incontrano nella traduzione del termine qi derivano principalmente dal fatto che esso è stato presente nell’intero arco della speculazione filosofica e scientifica cinese, sin dalle prime opere a noi pervenute. Come in tutte le grandi civiltà, anche in quella cinese all’osservazione delle leggi naturali, che governano il mondo e l’uomo, segue sempre una serie di regole teoriche e norme tecniche per sfruttare tale conoscenza a beneficio del genere umano. Dallo studio dei fenomeni celesti derivano il calendario e l’astrologia, la meteorologia e lo studio degli influssi atmosferici e climatici; dallo studio dei fenomeni terrestri nascono il feng-shui e la chimica, la metallurgia, i sismografi; dallo studio delle compenetrazioni di cielo e terra, dell’infinito moto di creazione e trasformazione che ne deriva, nascono ipotesi cosmologiche e sulla natura umana, e dallo studio della relazione tra moto cosmico e moto fisiologico in senso lato, -sulla base di un rapporto di analogia tra macrocosmo e microcosmo- nasce una cinesica che trova svariate espressioni, dalle danze degli sciamani ai movimenti codificati dei riti, dalla ginnastica terapeutica all’alchimia interna. È in questa cinesica che il qigong ha le sue radici più antiche.

Il concetto di qi attraversa quindi tutta l’evoluzione del pensiero cinese, caricandosi di valenze eterogenee, inizialmente limitato alla fisiologia sottile del corpo umano, assume quindi connotazioni etiche e viene successivamente inserito in ambito cosmologico.

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