di Michael J. Shea, Ph.D.

Il termine “guarigione spirituale” viene usato per descrivere casi di guarigione fisica che non possono essere adeguatamente spiegati dalla comunità medica.
Una vasta gamma di tecniche e pratiche sono associate alla guarigione spirituale, ivi comprese l’imposizione delle mani, l’invocazione dell’aiuto di spiriti-guida o di anime di antenati (stregoneria, sciamanesimo), la somministrazione di pozioni magiche o benedette, l’applicazione di alcune forme di concentrazione mentale per “scacciare” il dolore con la volontà.
La guarigione spirituale ha attraversato varie forme nel corso degli anni ed ha preso varie denominazioni: guarigione psichica, imposizione delle mani, guarigione attraverso la consapevolezza, guarigione paranormale, magnetizzazione e guarigione mentale.
Oggi i campi della guarigione spirituale comprendono diverse pratiche.

IL RESPIRO

Sin dall’avvento della medicina, e ancor prima, coloro che lavorano per aiutare gli altri hanno sempre asserito che la persona consiste non solamente di corpo e mente, ma anche di spirito.
Il respiro e lo spirito hanno la stessa radice nel latino “spirare”, che si evolve in “spiritus”, la vita respirata come spirito. E’ anche molto simile nel greco “anemos” e nel latino “anima”, che vengono tradotti come vento e respiro.
Tramite il respiro si può facilmente arrivare quindi a concetti di vitalità, animazione e spirito.
Molte terapie occidentali di lavoro sul corpo si basano sul respiro (rebirthing, bioenergetica, rolfing, Feldenkreis, ecc.) e il respiro di primaria importanza nelle terapie orientali come lo yoga, lo shiatsu, la meditazione, l’agopuntura e il qi gong.
Corpo e mente vengono integrati con lo spirito attraverso il respiro. Ciò è particolarmente importante per coloro che fanno un lavoro sul corpo.

I BLOCCHI DEL RESPIRO

I maggiori blocchi del nostro corpo sono nel tronco, nel diaframma e nell’addome. Tutti i tessuti e le cellule del corpo umano vengono nutriti e si muovono costantemente in sintonia con la respirazione.
Il respiro non solo il passaggio verso il regno spirituale, ma anche verso quello psicologico.
Tutti gli choc e i traumi che il nostro corpo subisce sono in qualche modo collegati al nostro meccanismo di respirazione.
La risposta più comune agli choc e ai traumi trattenere il respiro finché il pericolo non sia passato.
Sfortunatamente a volte ci dimentichiamo poi di lasciarci andare, oppure il pericolo si protrae per lungo tempo; si instaurano così dei meccanismi di “blocco cronico della respirazione”.
Se un terapista esperto inizia a liberare tali restrizioni e blocchi, alcuni dei quali possono essere presenti fin dall’infanzia, si liberano enormi forze che iniziano a creare cambiamenti nei sistemi nervoso, endocrino e connettivo.
Tutti i traumi e gli choc sono associati ad un elemento di paura, che può rilasciare forti emozioni come rabbia, dolore, disperazione, felicità, gioia, ecc.
Ricordo la mia sorpresa alle prime esperienze nella pratica del massaggio e del rolfing.
Non avevo alcuna intenzione conscia di evocare tali reazioni, volevo solo che respirassero meglio! Ma quando i miei clienti iniziavano la fase di iperventilazione, notavo come il respiro veniva usato per facilitare l’apertura del corpo. Zone bloccate e contratte si scioglievano con la respirazione.
Ho anche notato come questa apertura fisica e psicologica spesso creava un impatto spirituale molto profondo nella vita delle persone.
Il semplice collegamento all’interno del proprio sé con la forza insita nel fatto di trattenere vecchi inutili meccanismi, produceva nei miei clienti una pace ed una ricchezza che a volte apparivano profonde, misteriose e trascendenti.
Uno dei miei insegnanti mi disse un giorno che lo scopo della salute e della cura doveva essere la pace della mente.
Quando vedete che un vostro cliente raggiunge tutto ciò attraverso il lavoro sul corpo e poi vedete l’impatto che questa esperienza ha in altre dimensioni della sua vita e della vostra, tutto ciò altro non è che spiritualità.
Può accadere durante un trattamento, un massaggio, una seduta di rolfing, o qualunque altro tipo di terapia corporea.
I clienti hanno una grande varietà di risposte al lavoro sul corpo. La maggior parte di essi si limita a sperimentare varie forme di rilassamento. La mia esperienza mi ha dimostrato per che nessun cliente si aprir mai al proprio sé profondo e riuscirà mai a rilasciare emozioni contenute finché il terapista, l’ambiente in cui lavora ed il cliente stesso non sono pronti per tale apertura.
Gli studenti spesso esprimono paura quando parlo di queste crisi spirituali o catarsi emozionali. Ma esse non possono assolutamente accadere senza un contesto in cui sia il terapista che il cliente siano preparati.
Il terapista potrebbe non sapere che il cliente è pronto. Non c’è bisogno di fare nulla di particolare quando uno di questi processi iniziato. È sufficiente essere presenti e magari, a volte, guidare tale processo per il cliente.
Penso che la cosa più importante da capire sia che se qualcuno ha una crisi spirituale in seguito ad un lavoro sul corpo, significa che il suo problema era di natura spirituale.

LA MALATTIA SPIRITUALE

Uno dei miei insegnanti, un indiano d’America, mi disse che tutte le malattie sono di natura spirituale. La malattia deriva dal “non sapere chi siamo, cos’è la nostra vera natura e qual’è il nostro scopo nella vita”.
Abbiamo perso il rispetto per la terra, e di conseguenza per noi stessi. Siamo scollegati dalla nostra vera natura, dalla terra e dall’ambiente circostante, e sicuramente anche dalle altre persone.
Il fondamento spirituale per ricreare una relazione accurata è rendere più semplice la nostra vita, relazionarci in modo diretto e aperto con la nostra vita di tutti i giorni, con il nostro corpo, con la nostra mente.
Può essere una cosa molto semplice, come pulire a fondo la nostra casa e gettare i rifiuti.

Krippner e Welch (1992) parlano di nove valori spirituali:

1. Una dimensione trascendente. Questo valore può variare dalla credenza in un Dio personale alla credenza in un “sé superiore.”
In entrambi i casi la persona spirituale crede in “qualcosa di più” e trae forza da tale mondo.

2. Significato della vita. La persona spirituale dà importanza alla ricerca del significato e crede che la vita abbia uno scopo.
Mentre il contenuto di tale “scopo” può variare, ogni individuo spirituale ha riempito il “vuoto esistenziale” con un autentico senso del significato.

3. Missione nella vita. La persona spirituale ha il senso dello scopo e della vocazione. Può essere una “chiamata” cui deve rispondere, una “missione” da compiere, o un “destino” da adempiere.

4. Sacralità della vita. La persona spirituale non separa il vivente in sacro e profano; egli in grado di rendere sacra ogni esperienza personale, ogni esperienza sociale, ogni esperienza con la natura, riempiendo i suoi giorni di rispetto e timore reverenziale.

5. Appagamento profondo. Gli individui spirituali possono apprezzare i possessi e gli oggetti materiali ma non cercano in essi l’appagamento profondo. Sanno che la realizzazione più profonda si trova nei valori spirituali, e che tutto il resto illusorio.

6. Altruismo. Le persone spirituali sono spinte a soddisfare i bisogni degli altri; essi sanno che “nessuna persona è un isola” e che ciascuno fa parte di un genere umano comune.

7. Idealismo. Le persone spirituali sono impegnate a migliorare il mondo attraverso la preghiera, la meditazione, gli atti di carità, e/o l’attivismo sociale. Essi vedono il potenziale delle persone, delle società e del pianeta.

8. Realismo. Gli individui spirituali sono consapevoli delle realtà tragiche dell’esistenza umana come le sofferenze, il dolore e la morte. Questa consapevolezza rende più profondo il loro apprezzamento per la vita e rafforza il loro impegno a “creare un mondo diverso”.

9. Frutti della spiritualità. Le persone spirituali sono coloro il cui atteggiamento spirituale, le cui credenze e attività hanno generato frutti. La loro compassione, coraggio, gioia e devozione hanno un effetto positivo nelle loro relazioni con gli altri, con la natura, con se stessi e con tutto ciò che essi considerano essere la realtà ultima e trascendente.

Io credo che il massaggio, la terapia cranio-sacrale e numerose altre terapie corporee siano processi spiritualmente reintegranti.
Questa reintegrazione spirituale comprende cinque elementi.
Il primo elemento il “riconoscimento della frammentazione del sé”. Ida Rolf disse una volta che le persone si sottoponevano alle sedute di rolfing non tanto per curare il proprio corpo, ma perché avevano “un mal di pancia che dava loro la sensazione interiore di mancanza di unità”.
Nella mia lunga esperienza di terapista corporeo posso onestamente dire che la maggioranza dei miei clienti vengono da me perché sentono che c’è qualcosa dietro i loro sintomi fisici.
Podvall parla della revulsione ed estraniamento dei clienti dal loro senso del sé. Egli pensa che questo sia un eccellente primo passo verso la crescita spirituale ed il cambiamento, perché quando ci si rende conto di essere frammentati, si può fare qualcosa per migliorare tale condizione.
Il lavoro sul corpo sollecita le sensazioni di auto-frammentazione. Certi clienti spesso notano di non essersi mai resi conto di quanto il loro corpo fosse in disordine e dolorante fino a quando non hanno ricevuto un massaggio.
La seconda cosa che fa il lavoro sul corpo per promuovere la reintegrazione spirituale favorire un ritorno alla interiorità. Quando una persona si corica e riceve un trattamento di un’ora, può andare in profondità dentro di sé e guardare alle proprio rigidità e ai propri blocchi. Può creare un collegamento dall’interno, mettere le cose insieme, rilasciare ed integrare vecchie emozioni – tutto ciò con un trattamento.
I clienti riferiscono spesso sensazioni di benessere che vengono suscitate da un trattamento. Ci porta ad un terzo elemento nel processo che sta dialogando con la parte trascendente del nostro sé.
Durante un trattamento, quando incominciamo a sentirci ricollegati, lo spazio si apre e si riallaccia al nostro sé più elevato.
Possiamo sentire la “voce di Dio” che ci parla.
Alcuni raccontano di idee e parole che vengono da un dialogo interno che sembra incredibilmente saggio e intelligente.
L’esperienza del cliente può essere metaforicamente reale, fenomenologicamente reale o archetipicamente reale, cionondimeno si tratta di un’esperienza che per essi è molto reale e deve essere riconosciuta e rispettata come tale, senza una nostra interpretazione.
Dobbiamo essere flessibili ed operare a diversi livelli di realtà per adattarci alle esperienze dei nostri clienti.
Il quarto elemento della reintegrazione spirituale è l’andare oltre i confini del sé. Uno dei principali confini del sé è il nostro corpo.
Si sa da molto tempo che noi usiamo il nostro corpo per creare segmenti e compartimenti nella nostra risposta emozionale (W. Reich, 1945). Noi inibiamo il nostro funzionamento psicologico contraendo i muscoli (Feldenkreis, 1949, 1985). Dopo qualche minuto di contrazione continua dei muscoli, il corpo automaticamente inizia a legare e incollare i tessuti nelle forme che abbiamo assunto. La contrazione cronica avviene gradualmente e possono passare anni prima che i “sintomi” si manifestino. Lentamente limitiamo e restringiamo la nostra vitalità psicologica dalla testa ai piedi. Proprio come le doghe di una botte abbiamo legacci e anelli di tessuto contratto che impediscono movimenti completi, eccitazione e vitalità.
Quando un terapista abile libera tali restrizioni, ci muoviamo al di là di questi confini del nostro sé. Ci permette di arrivare al quinto elemento della reintegrazione spirituale che è la capacità di risposta creativa.
Non ho mai incontrato un artista che non amasse il lavoro sul corpo. Gli attori, i ballerini e tutti coloro che usano il proprio corpo in modo creativo hanno sempre cercato il lavoro sul corpo per massimizzare la loro creatività fisica.
Per gli altri clienti la ripetizione del lavoro sul corpo permette loro di essere più creativi nelle loro risposte alle situazioni della vita e di evitare chiusure croniche e limitazioni nelle esperienze.

Il massaggio ed il lavoro sul corpo sono un comportamento spirituale. Brown, Peterson e Cunningham (1988) definiscono il comportamento spirituale “qualsiasi comportamento, sia cognitivo che manifesto, che facilita, migliora, approfondisce o accresce la nostra capacità di relazionarci in modo positivo a noi stessi, agli altri o ad una forza suprema”.
Il lavoro sul corpo consiste nell’utilizzo manifesto delle proprie mani che facilita grandemente, migliora, approfondisce ed accresce la nostra capacità di relazionarci in modo positivo con noi stessi. È sempre stato così, fin da quando abbiamo iniziato a toccarci l’un l’altro. Numerosi studi hanno mostrato come il massaggio accresce la funzione immunitaria che a sua volta accresce il nostro senso del sé e gli permette di arrivare a livelli più elevati di integrazione, scopo e significato (von Uexkull et al., 1993, Booth & Ashbridge, 1993).
Il lavoro sul corpo in un contesto di cura sempre stata una pratica spirituale in molte culture diverse dalla nostra. Cristo esortò i suoi seguaci a curare i malati, eppure nel XII secolo Papa Alessandro mise fuorilegge la cura spirituale “come un’attività sospetta ispirata dal diavolo per tentare il riluttante clero a trattare le questioni della carne e tutte le sue tentazioni”.
Il punto cruciale del dibattito scientifico sulla cura spirituale è vedere se lo stato psicologico di una persona può influenzare quello di un’altra. Questa è la più grande sfida nel definire le modalità di ricerca. La scienza vuole sapere quali sono i meccanismi. Il campo di studi che si avvicina di più è la psiconeuroimmunologia, cioè una branca della medicina del comportamento interessata allo studio delle interazioni fra i processi psicologici, endocrinologici ed immunologici.
Questo campo è relativamente nuovo, ma sono già state fatti centinaia di studi che suggeriscono come lo stato psicologico di un individuo e l’influenza di fattori psicosociali possano avere un effetto diretto sul sistema neuroendocrino ed immunologico dell’individuo (Ader et al., 1991; Houlden et al., 1991; Locke & Hornig-Rohan, 1983).

Michael Shea insegna Terapia Cranio-Sacrale negli Stati Uniti e in altri Paesi.