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Shiatsu News 50 Dicembre 2015 - Progetto Shiatsu e disabilità - CuneoProgetto Shiatsu e disabilità al Centro Diurno Mistral, Cuneo:

Promuovere un’esperienza di contatto come gesto con valenza affettiva positiva, come riconoscimento e benessere nella relazione con sé e con gli altri, oltre agli aspetti della gestione e della cura. […]
Lo Shiatsu ha altresì la funzione di aumentare la percezione del proprio corpo e delle proprie emozioni/sensazioni, compatibilmente con la possibilità di comprensione oltre che di elaborare un pensiero proprio su ciò che si avverte perchè si può partire da un’esperienza diretta.

(Leggi l’articolo completo sul sito della rivista Shiatsu News…)

Shiatsu solidale contro la malnutrizione infantile

COOPI – Cooperazione Internazionale Ong Onlus

in collaborazione con Centro Tao Network presenta

LA GIORNATA DELLO SHIATSU SOLIDALE

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Ci siamo già dimenticati del dramma dell’alluvione in Veneto? Il mondo dello Shiatsu no! Il progetto di volontariato “Tocchiamo il cuore del Veneto” prosegue quotidianamente con l’impegno continuo, silenzioso e concreto di decine di Operatori Shiatsu a sostegno delle persone colpite dal trauma dell’alluvione.

Riporto qui di seguito la toccante testimonianza di Maria che ha visto la sua casa distrutta dalle acque ed ora, poco per volta, sta riprendendo a vivere anche grazie al sostegno dello Shiatsu.

L’intervista a Nadia Simonato, coordinatrice del progetto.

La testimonianza di Maria

Sono passati già tre mese dal fatidico ponte del primo novembre che ha sconvolto la mia casa e la mia vita, 40 centimetri d’acqua in casa, non acqua pulita, acqua inquinata, fangosa, di un fango che non se ne vuole andare via.
Chi l’ha provato, chi l’ha vista, lo sa: non c’era modo di toglierlo con l’acqua, bisognava sfregare e sfregare bene per togliere quel fango dai mobili, quelli (pochi, visto che tutta la mia casa è al piano terra) che non abbiamo dovuto buttare, a volte dopo aver provato a tenerli, lavarli, sgocciolarli, spostandoli più e più volte una giornata dopo l’altra solo per poter pulire e ripulire e ripulire e ripulire e…

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“OGGI HO FATTO LO SHIATZU

1° incontro

Il primo trattamento è andato bene: Alberto prima mi ha allontanato a calci, poi mi ha graffiato, infine si è fatto mettere le calze. Insomma: abbiamo “fatto amicizia”.

Oggi è il mio primo giorno al centro diurno per disabili psichici.

Dipinto di Lina

Dipinto di Lina, utente del Centro Diurno Colombetto di Moncalieri (TO)

Veramente ero già venuto in visita la settimana precedente con Marco, il fisioterapista, per prendere gli ultimi accordi prima di iniziare la sperimentazione. La prima impressione arrivando era stata quella di una specie di scuola materna. Ancora prima di entrare ero circondato da persone che mi assalivano di domande: “Come ti chiami?”, “Vieni ancora?”, “Quando torni?”, “Cosa fai?”, “Hai dei bambini? Come si Chiamano?”. E molti mi toccavano, mi abbracciavano. Sono affettuosi. C’è vitalità ed una certa aria buffa e strampalata che fa allegria.

Eravamo rimasti d’accordo di cominciare con i casi “più semplici”, ma non è certo il caso di Alberto.

L’educatrice, Emanuela, mi presenta Alberto. Lui è un ragazzo autistico psicotico, ma ognuno ha i suoi guai: io, ad esempio, sono ipermetrope ambliope per cui non dovrebbero esserci particolari problemi.

Andiamo nella “stanza della musica” dove Alberto ha il suo angolo preferito, il suo nido, dove lui si accuccia in posizione fetale su un materassino. L’educatrice lo rassicura. Io mi siedo a terra vicino a lui con le gambe incrociate, ma lui mi allontana con dei calci. Dopo un po’ capiamo che non vuole che io incroci le gambe e così mi adeguo. Mi avvicino un po’, ci provo alcune volte, ma lui mi respinge sempre con un piede.

Propongo all’educatrice di mettere un po’ di musica visto che mi dice che gli piace. Lei prende uno jambe ed inizia a suonare con un ritmo lento ed un po’ ipnotico. Lui è sempre accucciato. Mostra una mano: mi avvicino lentamente e gli tocco il pollice, delicatamente. Sulle prime lascia fare, poi si alza a sedere, mi afferra gli avambracci, stringe forte e pianta le unghie. Non molla la presa, allora a mia volta gli prendo gli avambracci ed inizio a fare pressioni a pinza con pollice e dita contrapposti. Mi fa male, sento le unghie nella carne, ma mantengo la presa ed intanto iniziamo una specie di balletto al ritmo del tamburo che non si è mai fermato: ondeggio lentamente. Lo tiro leggermente verso di me, poi lo allontano un po’ e così via. Nel frattempo aumento e diminuisco in modo alterno le pressioni sui suoi avambracci al ritmo dello jambe. Lentamente diminuisce la presa e sembra seguirmi nella danza.

La situazione è assurda e surreale. Mi viene da ridere, non riesco a trattenermi. Lui sorride, molla la presa e si mette a sedere a gambe incrociate.

Rimaniamo un po’ a guardarci, fermi. Non so bene come comportarmi, ma cerco di essere presente.

Poi si toglie una calza, la sventola, la fa girare facendo dei versi e me la sporge. La prendo, la sventolo, la faccio girare emettendo suoni gutturali e poi gliela restituisco. La scena si ripete alcune volte con qualche variante: faccio finta di annusare la calza con aria disgustata, è una scenetta che è sempre piaciuta molto ai miei bambini. Alla fine decido di tenermi la calza, allora lui toglie l’altra e ripete lo stesso rituale. Non so bene come uscirne. L’educatrice mi dice che probabilmente lui vuole che io gli metta le calze. Sono molto lusingato dalla proposta e provvedo immediatamente.

Ho superato l’esame: abbiamo fatto amicizia.

Vado nel salone a salutare Enrica e Rachele che avevo trattato prima. Due trattamenti Shiatsu “normali”.

Dipinto di Lina

Dipinto di Lina, utente del Centro Diurno Colombetto di Moncalieri (TO)

Enrica con le matite colorate sta completando sul suo quaderno, lentamente, ma con buona grafia in stampatello maiuscolo, una pagina di “OGGI HO FATTO LO SHIATZU”. Magari una di queste volte le faccio presente che si scrive con la “S”, o forse no.

Rachele è seduta tranquilla sul divanetto. Le chiedo come sta. Lei è timida, parla piano, un po’ coprendo la bocca, quasi a schernirsi e dice: “mi piace quando ti appoggi”. Con una sola frase ha colto il senso profondo dello Shiatsu e della relazione di scambio che lo caratterizza. Apparentemente uno dei due attori, l’operatore, ha un ruolo attivo, mentre il ricevente è passivo. In realtà io mi appoggio al ricevente e lui mi sostiene. Quindi è “abile”. I ruoli si invertono e ciò crea fiducia reciproca, la fiducia di essere sostenuti e di poter sostenere. La fiducia nella natura, nel miracolo della pressione che agisce senza che nulla venga apparentemente fatto. Ho notato nella mia esperienza come siano soprattutto le persone più fragili a recepire questo aspetto così primordiale dello Shiatsu, forse perché, finalmente, sperimentano nella pratica la possibilità di sentirsi utili e di sostenere un’altra persona.

Capitano raramente giornate così intense, ma, come sempre ciò che si riceve è molto più di quello che si dà. Leggi il seguito di questo post »

Per San Valentino regala e regalati un trattamento Shiatsu partecipando all’iniziativa “Shiatsu Solidale” per finanziare il progetto di cooperazione internazionale “AIDS: la prevenzione viaggia per radio” per la creazione di una radio comunitaria nel distretto di Nhamatanda in Mozambico. La radio ha lo scopo di sensibilizzare la popolazione riguardo le problematiche sanitarie, promuovendo un’educazione alla salute soprattutto attraverso la diffusione di informazioni sulla trasmissione di HIV/AIDS per creare un dibattito sul tema e per promuovere la libertà di espressione delle donne.

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Leggi l’articolo pubblicato sul numero del 30/1/2008 del settimanale “Il Mercoledì” di Moncalieri.

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INFO

333.26.90.739 valter.vico@gmail.com

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