
Il metodo occidentale mira a una restaurazione dell’integrità e della pienezza della vita, di ciò che il cinese chiamerebbe “cuore”, la sede dello spirito cosciente e della conoscenza che deriva dai sensi, dalle passioni e dalle loro proiezioni.
Al contrario, il metodo orientale mira a riassorbire nell’essere la vita, in una specie di “ipercoscienza” dove l’essere sia sottratto al disperdersi e perdersi nell’illusione dell’oggettivazione. Nella meditazione non si realizza la pienezza dell’unione degli opposti, le “nozze sacre” rappresentate come immagini terminali del processo di individuazione, ma la “non lieta non triste” serena luce che nasce dall’essersi sottratti al gioco degli opposti e del loro reciproco fecondarsi.
1. Osservare il Ki (energia vitale) del corpo nel suo insieme
Un bel lavoro di Giorgia Sofia che riproduce con notevole dinamismo il noto “simbolo dello Yin e dello Yang” (太極圖 tàijítú) realizzato con il prof. Volpintesta, I. C. “L. Da Vinci” Ciampino.



