“In questa prospettiva i limiti che la malattia e la decadenza fisica connessa alla corporeità ci propongono appaiono come soglie che si aprono su nuovi territori. Le limitazioni nella vita – e il “pathos” che le accompagna – sono opportunità di maturazione della persona. Ovvero l’opportunità che si può cogliere o no, di diventare l’essere pieno che potenzialmente siamo. In questo territorio non si può essere introdotti a forza (così come non si può far crescere una pianta tirandola su dal terreno …). La domanda, a questo punto, è: ci sono persone disposte a fare delle vicende della salute – malattia, cura, cronicità, morte – un’occasione di maturazione personale? A questa è legata l’altra domanda: ci sono professionisti sanitari disposti ad accompagnare rispettosamente le persone in questa crescita, facendo del lavoro di cura anche una preziosa occasione per la propria crescita personale?“.
Ho la presunzione di credere che ogni operatore shiatsu si sentirà in sintonia con queste parole.
Credo anche che sui temi della bioetica dovremmo anche noi soffermarci in una riflessione collettiva.
Come succede, una full immersion di quel tipo ha lasciato una coda di lavorio mentale per assestare gli stimoli da riportare in FISieo . Tra i molti pensieri che mi si sono presentati, uno è in perfetto, istintivo accordo con l’emozione a cui ho accennato: oggi al nostro mondo dello shiatsu sono necessari libertà e pazienza.
La libertà come un “volare alto”, come un volere che lo shiatsu prenda il suo potere e sia ciò che potenzialmente è già, una pratica meravigliosa per la vita.

(Leggi gli articoli completi di Giuseppe Montanini e Maria Silvia Parolin pubblicati dalla rivista Shiatsu News)