di Al Stone

INTRODUZIONE

Si narra la storia di un uomo che visse circa 8.000 anni fa in Cina. Un giorno, mentre stava passeggiando allegramente, urtò qualcosa con la gamba. Istintivamente incominciò a strofinarsi la ferita, e il dolore passò. Egli scoprì che quando ci si ferisce una gamba, il dolore scompare strofinandola. In quel momento nasceva, da una risposta istintiva al dolore, la Medicina Tradizionale Cinese.

A quel tempo, i Taoisti stavano diventando consapevoli della costante interazione fra la natura dell’ambiente circostante e quella all’interno dell’individuo. Essi erano in grado di rendere indistinti i confini fra l’individuo e il suo ambiente.

Essi iniziarono a vedere le meraviglie della percezione nuda, libera dagli ostacoli della ragione. Vedevano la luce che irradia dagli occhi dei bambini ed erano sensibili a queste esperienze visuali meno tangibili.

Nel tempo la loro sensibilità crebbe al punto che gli organi interni e i canali erano visibili da coloro che avevano un senso della vista molto sviluppato e l’insieme delle conoscenze che sarebbero diventate la MTC continuò a crescere.

Oggi dobbiamo memorizzare la locazione dei punti per superare un esame. Piuttosto che passare il nostro tempo ad imparare ad avere fiducia nel nostro intuito, liberandoci dai limiti percettivi dell’emisfero sinistro del cervello, o a trovare intuitivamente le serie appropriate di punti su cui infilare gli aghi, memorizziamo ciò che gli altri hanno già scoperto per noi. Gli antichi maestri Taoisti vedrebbero probabilmente questa nostra memorizzazione come insegnare ad un vedente a leggere in Braille.

Le conoscenze che ci vengono insegnate nelle lezioni di diagnosi e di Zang-Fu non sono altro che gli appunti lasciatici da tutti quelli che hanno sbattuto le ginocchia e se le sono strofinate per lenire il dolore. Anche se dobbiamo studiare febbrilmente per gli esami, scopriremo alla fine che l’MTC non è memorizzata, ma ricordata.

In questo scritto spero di riuscire a descrivere alcuni dei passi più importanti necessari per riscoprire l’arte della diagnosi Cinese Tradizionale che è dentro ciascuno di noi. Elencherò tre passi:

  • QUI E ORA
  • VEDERE SENZA PARAGONARE
  • ANNULLAMENTO DELL’EGO PERSONALE

In una forma o nell’altra, tutte le più importanti religioni cercano di raggiungere uno degli scopi elencati sopra, di solito nella forma del terzo, anche se i primi due emergono spesso come sottoprodotti, o passi per raggiungere il terzo. Sono apici che i santi di ogni provenienza hanno raggiunto e dall’unica prospettiva di questi livelli di sviluppo personale, questi adepti spirituali hanno tutti capito le stesse verità. È dalla stessa prospettiva che la MTC viene elevata da scienza medica che memorizza segni e sintomi, a carriera che in sostanza imita un percorso spirituale. La MTC può diventare un cammino spirituale di autorealizzazione utilizzando le stesse discipline interiori che sono richieste in un monastero buddhista tibetano, in una parrocchia francescana o in un monastero taoista.

LA DIAGNOSI INTUITIVA PUÒ SOLO ESSERE RAGGIUNTA NEL “QUI E ORA”.

Il corpo umano esiste in tre dimensioni. Reagisce alla quarta, quella di tempo e spazio, ma è la quinta dimensione che è stata messa da parte per il prossimo passo nell’evoluzione del genere umano. O forse è un ritorno all’intelligenza della nostra natura primaria. In ogni caso può essere descritta come “Qui e Ora” ed è da questo punto di vantaggio unico che gli adepti taoisti realizzarono il genio diagnostico della MTC.

Incontrare un paziente per la prima volta può essere un’esperienza abbagliante da un punto di vista diagnostico. Ma le nostre difese umane e le nostre memorie inconsce si intromettono e ci impediscono di vedere una persona per la prima volta senza l’impedimento di queste reazioni inconsce.

Per fare diagnosi è essenziale vedere le cose “Come Sono” e questo può accadere solo nel Qui e Ora.

Quando usciamo da questo Qui e Ora, incominciamo a paragonare quello che vediamo con quello che abbiamo visto in passato, o con le nostre aspettative future. È un sottile cambiamento di fuoco ma, una volta fatto, diventiamo coscienti non di “Ciò che è”, ma di “Ciò che non è”. Cessiamo di vedere cose o persone “Come Sono” ed invece vediamo tutti in relazione agli altri.

Una chiave per trascendere anche il più inconscio dei giudizi è rimanere nel Qui e Ora. Nella mia esperienza ho visto che, una volta raggiunto questo scopo, si scopre che il Qui e Ora non è un livello statico di consapevolezza, ma un punto di partenza dal quale iniziano a manifestarsi esperienze più sottili. C’è un universo di percezioni che può essere esplorato all’interno del quale si è così presenti nel momento, che si perde l’attaccamento ai cinque sensi e si iniziano a percepire le persone ad un livello che è fatto di sensazioni, colori, suoni, o un misto di sensi che può essere più o meno coerente con un’applicazione comunemente accettata di tali sensi. L’aspetto assume suoni, i suoni hanno un gusto, i gusti hanno una forma e un peso, le sensazioni hanno un suono. Improvvisamente la carenza di yin non ha più i segni e i sintomi che abbiamo memorizzato nelle lezioni, ma un senso di mancanza di attaccamento alla terra, o la sensazione che al paziente si potrebbe facilmente far perdere l’equilibrio. Nel Qui e Ora ci troviamo immersi in una sinfonia di nuove sensazioni. Sensazioni che avevamo conosciuto prima, ma della cui presenza non ci eravamo accorti fino a che non avevamo fatto un passo fuori dal tempo.

Nel Qui e Ora i segni e i sintomi possono essere letti in qualsiasi espressione del paziente. Gli abiti non sono più ciò che il paziente ha indossato per caso quel giorno, ma costumi di cui ogni particolare dice molte cose sulla persona che li indossa. È come se ci fosse un disegnatore di costumi teatrali fuori della porta del vostro studio che crea questi “look” per la personalità unica di ciascuno. Non esiste più il concetto di “indossare una cosa qualunque”.

A scopi diagnostici gli abiti dicono molte cose sullo stile di vita sia esterno che emozionale. È proprio come un costume che lo Shen sceglie ogni giorno. Sono un riflesso della salute della persona, né più né meno del colore della lingua. Quando guardiamo i pazienti e li vediamo “Come Sono”, tutto ci parla.

La diagnosi dei polsi deve essere stata scoperta nel Qui e Ora. È un altro mescolìo di sensi, come ascoltare con la punta delle dita. Per l’Occidente percepire un polso “scivoloso” o “increspato” è un vero atto di fede, eppure tutti abbiamo avuto modo di conoscere questa differenza . Nel Qui e Ora, possiamo scoprire numerosi altri segni e sintomi oltre e al di là di quelli descritti in classe; basta tornare un po’ indietro e collegarci agli Antichi Taoisti, le cui brillanti capacità diagnostiche esistono ancora nel Qui e Ora.

Se rimanete nel Qui e Ora con il vostro paziente, o con chiunque altro, è come vederlo senza fare paragoni con ricordi passati o future aspettative. C’è un altro modo per guardare a questa esperienza, ed è guardare le cose per quello che sono, senza nessuna relazione.

VEDERE LE COSE COME SONO – VEDERE SENZA PARAGONARE

Il sottile pregiudizio di vedere qualcuno unicamente come un “paziente malato” è la prima delle percezioni limitative che impediscono una chiara ed accurata diagnosi.

Vedere qualcuno come lo vede un bambino, con accettazione totale e senza aspettative è veramente un’esperienza illuminante.

Questa abilità di vedere senza interpretare è un altro modo per descrivere le fondamenta della diagnosi in MTC a livello intuitivo.

Molti, se non tutti i percorsi tradizionali, (e persino numerose tradizioni alternative), descrivono un cambiamento percettivo che accompagna l’annullamento di qualsiasi giudizio. Alcuni affrontano questo punto con discipline che tendono a mantenerci nel Qui e Ora.

Altri lo affrontano come la cessazione di qualsiasi forma di giudizio, paragone, aspettativa. L’effetto è sempre lo stesso, si possono ancora vedere le cose “Come Sono” e diagnosticare ad un livello completamente nuovo a causa dell’annullamento del giudizio.

Per descrivere qualcuno in termini diversi da quello che è, si presumono sempre in qualche modo dei giudizi. Se dico che una persona è alta, intelligente, ben vestita o divertente, non la sto vedendo per quello che è, ma sto unicamente facendo un confronto con qualche modello arbitrariamente fissato.

A chi e a che cosa paragono l’altezza, l’intelligenza, il buon gusto o il senso dell’umorismo di quella persona? Con qualunque paragone perdiamo l’essenza delle nostre percezioni e con essa una grande quantità di intuizione diagnostica.

È interessante notare come la tradizione indù insegni ai suoi adepti a trascendere la “Maya” che possiamo tradurre con “illusione”.

La parola Maya si è trasferita dal sanscrito al latino, dove è diventata la parola “mensura” che si è evoluta ulteriormente fino a diventare l’odierna “misura”.

Ciò è a sostegno del fatto che l’illusione deriva dalle misure, o paragoni.

Sfortunatamente oggi dobbiamo ancora trovare un metodo ineccepibile con il quale giudicarci l’un l’altro. Quando paragoniamo qualcuno al modo in cui sembra dovrebbe essere, o temiamo potrebbe essere, stiamo già creando un metro di misura arbitrario che non tiene conto di Ciò Che È.

Siamo accecati da questo bisogno di paragonare ciò che vediamo con ciò che ci aspettiamo. Perdiamo i semplici poteri di osservazione per scopi diagnostici, e ciò accade continuamente.

Recentemente guardavo i piedi di un’amica. Mi hanno colpito per la loro strana forma: molto larghi alle dita e stretti ai talloni. Quando ho smesso di paragonare i suoi piedi alla forma che secondo me dovrebbero avere dei piedi, mi sono reso conto che i suoi piedi assomigliavano alle zampe di un’aquila. Essi avevano una loro bellezza unica ed un’energia molto diversa dai miei lunghi piedi piatti. Fino a che non sono riuscito a vedere i suoi piedi per Quello Che Erano, non potevo vedere la loro energia.

Le chiesi se aveva un buon equilibrio, pensando che con piedi energeticamente simili a quelli di un’aquila, doveva avere una predisposizione ad attività che potessero energeticamente far presa sul terreno. Lei assentì e me lo provò facendo alcuni esercizi di ginnastica sull’asse di equilibrio che aveva imparato da bambina.

Mi trovavo in una erboristeria cinese. Incominciai ad esplorare i vari cassetti pieni di erbe. Non pensavo a ciò che facevo, stavo solo aspettando qualcuno. Immersi la mia mano in uno di questi cassetti e lasciai scorrere il suo contenuto fra le mie dita. Era una bella sensazione, un po’ come quando si fa scorrere la sabbia fra le dita. La consistenza era simile, ma non era asciutta come la sabbia. C’era una sensazione di umidità in quei piccoli semi. Senza pensarci, le mie mani avevano scoperto l’energia di quelle erbe, che servivano a lubrificare e far scendere verso il basso. Imparare a conoscere le erbe con la mente conscia non dà la possibilità di scoprire personalmente la loro energia, perché si è troppo concentrati nelle loro proprietà in confronto ad altre erbe per poterlo notare. Non stabiliamo una relazione diretta con le erbe, impariamo solo a conoscere i loro dati.

In ultima analisi sia memorizzando le qualità delle erbe in classe, sia scoprendole direttamente, si hanno le stesse informazioni, ma quando ne scoprite l’energia da soli non c’è nessun bisogno di memorizzare, lo sapete già.

Vedere senza interpretare è la condizione in cui gli antichi taoisti restavano per 24 ore al giorno. Ciò li rendeva sensibili alla totalità del paziente. L’essenza dei loro clienti non veniva mai frantumata da paragoni a standard arbitrari, memorie passate o future aspettative. Per i maestri della MTC ogni paziente era la prima persona che essi avessero mai visto nella loro vita.

Ogni sfumatura nel movimento, ogni più tenue colore od odore, suono o consistenza, era una sinfonia che emergeva in tutta la sua risonante semplicità. Segni e sintomi erano esperienze multi-dimensionali che il maestro non poteva ignorare. Per i taoisti, vedere senza interpretare divenne un modo di percepire il mondo esterno. Questi veggenti avevano la capacità di Vedere ma, secondo lo yin e lo yang, in questo processo essi persero qualcosa. Essi persero se stessi…

IL SAGGIO NON FA NULLA, PURE OGNI COSA VIENE FATTA

ANNULLAMENTO DELL’EGO PERSONALE

Guardare la televisione per alcune ore rallenta l’attività mentale. Dopo, quando si spegne la televisione, si è solo consapevoli della stanza. Non ci sono pensieri nella mente. A volte non ci sono neppure più l’io e il non io, c’è solo lo stato di silenziosa consapevolezza dell’ambiente circostante immediato. Questo assomiglia un po’ all’annullamento dell’ego personale: inizia con il silenzio della mente.

Il famoso stregone indiano Yaqui, Don Juan, era solito dire al suo allievo Carlos Castaneda di “spegnere il suo dialogo interiore”. Gli yogi stanno seduti in silenzio per anni. I frati cattolici contemplano Dio in silenzio. Mio padre soleva sempre dirmi “Siediti e stati zitto”. Il metodo di mio padre non funzionava molto bene, ma gli altri sì.

I diversi metodi affrontano questi passi in modo diverso. In Oriente la meditazione e lo yoga possono essere impiegati per acquietare la mente e trascenderla in una consapevolezza più pura e universale. I Maestri orientali parlano di fondersi nel “Nulla” o diventare nulla. In Occidente lo stesso risultato di trascendere l’ego personale viene raggiunto attraverso un rapporto con Dio. Gli adepti ai vari metodi occidentali rimettono nelle mani di Dio ogni bisogno personale, o come Gesù disse, “Non sia fatta la mia, ma la Tua volontà”. Questo è qualcosa che può solo essere detto da qualcuno che non ha altro scopo nella vita che servire Dio. Di nuovo il loro ego personale viene messo da parte e la loro natura essenziale viene così realizzata.

La trascendenza dell’ego personale non implica il superamento dell’orgoglio o dell’arroganza, anche se questi sono dei sottoprodotti. È piuttosto il senso di sé come entità separata ad essere l’ego personale da superare. Ci sono alcune attività cui tutti possono partecipare, in cui l’appagamento è così profondo e completo da far perdere la consapevolezza di sé.

Questo è un altro modo per descrivere la trascendenza dell’ego personale.

La meditazione è famosa per portare a questo punto. A un certo livello, qualunque sia il vostro fuoco: un suono, il respiro, la postura, un’arte marziale o la fiamma di una candela, questo cosiddetto “nulla” può essere raggiunto, ed è questo agire senza autoconsapevolezza l’altra metà delle abilità diagnostiche menzionate in questo scritto.

Ho parlato della chiarezza che deriva dal Qui e Ora e del vedere le cose senza paragonarle ad altro che a se stesse. Trascendendo l’ego personale si può anche agire su ciò che si percepisce con la stessa precisione ed ispirazione. Nel Buddhismo Zen troviamo di frequente le parole “intimo” e “relazione spontanea”. È questa stessa risposta automatica a ciò che l’inconscio percepisce che caratterizzò il genio dei maestri di MTC che vennero prima di noi.

Quando agite da una condizione di “non-essere”, dove voi non avete più nessuna importanza, il vostro Hun (anima del Fegato) agisce in perfetto accordo con i bisogni del momento. Con l’approvazione del monarca (il Cuore nella teoria dei cinque elementi), mettendo da parte la burocrazia dei dodici ufficiali, il generale (Fegato) può rispondere all’ambiente con saggezza, chiarezza e spontaneità. In questa condizione la distinzione fra medico e paziente diventa meno netta. Non ci pensate; vedete il paziente e, senza pensare, agite.

C’è però una cosa che frena la pratica della medicina in questo modo spontaneo. In molte relazioni medico/paziente, il medico deve fermarsi e chiedere il permesso, oppure fornire spiegazioni prima di trattare il paziente, specialmente sui punti VC 1, VG 1 o i canali del petto su una donna. Per i maestri di MTC di ieri, questo probabilmente non era un problema.

Quando agite senza confini egotici, diventa difficile fermarsi, girarsi intorno, guardare al passato e ricordarsi ciò che avete fatto in un trattamento, poiché la parte di voi che ha memorizzato le informazioni ed è diventata un agopuntore diplomato non ha fatto nulla. In effetti questo livello di Diagnosi Tradizionale salta completamente il passaggio fra diagnosi e trattamento. Non c’è nessun bisogno di principi di trattamento. Non c’è neppure più bisogno di diagnosi. È come insegnano alcune arti marziali: una parata e un pugno allo stesso tempo. È un rispondere alla diagnosi con il trattamento prima ancora che la disarmonia diventi cosciente.

Se agli antichi maestri di MTC fosse stato dato un elenco di segni e sintomi, di qualità dei polsi e di condizioni della lingua, si sarebbero trovati in imbarazzo a fornire ad un esaminatore uno specifico modello di disarmonia. Essi avrebbero chiesto di vedere il paziente per ricordarsi ciò che avevano fatto, perché un elenco di segni e di sintomi può essere fatto dopo che il paziente è stato diagnosticato, non prima. I segni e i sintomi sono la verifica per coloro che osservano il maestro indicare la disarmonia molto prima che chiunque altro possa vedere cosa non va. Gli allievi del maestro potevano chiedere come faceva a fare ciò che faceva, e il maestro poteva porsi la stessa domanda.

Probabilmente il maestro non avrebbe potuto fornire una buona risposta se non guardava di nuovo il paziente frantumando la totalità del paziente stesso in espressioni individuali di ciò che aveva visto. Segni e sintomi, ci viene insegnato, sono le riflessioni dei primi maestri di MTC nel tentativo di dare ai loro allievi le chiavi per entrare in una visione più ampia.

I segni e i sintomi quindi sono pezzi di un puzzle, che non hanno significato fino a che tutti i pezzi non sono messi insieme e l’immagine è di nuovo chiara.

RIASSUNTO: “CIO’ CHE È”

È scritto che il Grande Tao è invisibile, pure è ovunque. Diventare consapevoli del Tao significa vedere veramente “Ciò Che È”. I grandi maestri di MTC capirono come poter vedere il Grande Tao. Io credevo che vedere il Grande Tao fosse essere in qualche modo capaci di leggere tra le righe della vita per scoprire qualcosa che è nascosto ai mortali. Nella mia esperienza con il Taoismo e la MTC ho scoperto che è vero l’opposto. Il nascosto che diventa chiaro non è qualcosa che bisogna cercare, sono piuttosto le nostre illusioni interiori che devono essere rimosse per svelare la realtà dell’evidente. I maestri di MTC dei tempi antichi rimossero i veli delle abitudini percettive per scoprire grandi quantità di conoscenze che si dispiegavano continuamente davanti ai loro occhi. Lo fecero nel Qui e Ora; lo fecero guardando le cose Come Sono senza interpretazioni, paragoni o giudizi, e mescolarono diagnosi e trattamento attraverso l’annullamento dell’ego personale.

Ogni cammino verso una carriera può portare all’autorealizzazione, ma solo la MTC può elevare anche gli studenti del primo anno alla possibilità di intravedere un piccolo barlume di eternità.

Un giorno vorrei poter acquisire il silenzio della mia mente cosciente e rendermi conto della parte più grande di consapevolezza divina che è in me e silenziosamente aspetta di essere scoperta.

Fino a quel giorno continuerò a cercare la MTC nel mio cuore, cercherò di capire ciò che viene insegnato a scuola, e quando sarà assolutamente, ineluttabilmente necessario, memorizzerò.

Perché il mio scopo non è quello di conoscere la MTC, o di praticarla, ma di essere MTC, proprio come gli antichi maestri.