di Theo Fischer

I maestri del Taoismo si sono sempre attenuti ad un tabù fino a oggi. Non hanno cioè mai voluto informare nessuno sull’utilità legata a una vita nello spirito del Tao.

Questa riservatezza è la causa principale per cui questa millenaria sapienza orientale non è ancora penetrata nella nostra vita quotidiana.

La ragione principale di questo tacere sull’alto grado di utilità di questa forma di vita sta nel fatto che la sua pratica deve avvenire senza motivo, senza l’attesa di una ricompensa e senza uno scopo preciso: così deve essere.

Questa è l’unica condizione, o una delle pochissime condizioni della sua riuscita.

Per questo non è necessaria nessuna fede in qualcosa, non viene imposta nessuna religione: il Tao è pura saggezza di vita. Ad esso non si accede col pensiero: può però essere vissuto molto bene e realizzato in ciascuno di noi.

L’ARTE DEL NON AGIRE

La nostra esistenza quotidiana è legata a innumerevoli condizionamenti. Apparentemente noi siamo liberi, ma questa libertà non è reale.

Siamo vincolati da ogni parte dalle regole del gioco della società, dai pregiudizi della nostra razza o nazione o dal livello culturale cui apparteniamo.

Professionalmente o religiosamente siamo disperatamente chiusi in una qualche forma.

La quotidianità umana è impregnata da millenni di pene, preoccupazioni, costrizioni, malattie e miserie.

E se ora qualcuno vi dicesse che potreste superare tutte le difficoltà e le strettoie della vita solo imparando a vivere esclusivamente nel presente, e a guardare svegli e attenti negli occhi i vostri problemi, voi liquidereste ciò come assurdo, fuori della realtà.

E questo è in parte vero, perché tutto ciò è fuori della “vostra” realtà, perché quella che voi considerate realtà non ha alcuna relazione con la realtà obiettiva.

La nostra vita scorre secondo un modello di pensiero creato da noi, in cui si manifesta la somma delle esperienze fatte o acquisite.

WU WEI: in queste due sillabe è contenuto l’intero segreto dell’arte di vita del Tao. Tradotto letteralmente significa “non far niente”, “non agire”.

Ciò non significa che dobbiamo essere pigri, indecisi o indolenti, bensì che nelle nostre decisioni noi non dobbiamo agire contro la nostra autorità interiore, cioè il Tao.

Noi di solito affrontiamo le sfide della vita con i mezzi insufficienti del nostro intelletto e della nostra esperienza.

In questo modo ci impediamo di collegarci con le forze che possono risolvere non solo meglio i nostri problemi, ma che sono in grado di scandagliarli in maniera completamente diversa.

Se impariamo a praticare il wu wei, smetteremmo immediatamente di lambiccarci il cervello con i nostri problemi, di analizzarli e di cercare soluzioni.

È sufficiente guardare esattamente il problema, senza rifletterci su, senza analisi.

Il resto possiamo affidarlo tranquillamente al Tao.

Quando diventa necessario il nostro intervento diretto, possiamo usare l’impulso spontaneo all’azione attraverso una forte intuizione.

Per la padronanza di questo tipo di vita non viene richiesta neppure una singola abilità che non sia già a nostra disposizione.

Se giustamente usate queste capacità si sviluppano in modo incredibilmente facile. Questa facilità è espressione di una energia straordinaria che è latente in ciascuno di noi.

Il Tao può essere vissuto e realizzato soltanto nel presente, quindi di volta in volta, nel momento stesso.

La difficoltà sta nell’imparare a non divagare con i sensi né nel passato, né nel futuro, ma a rimanere sempre e incessantemente Qui e Ora.

Difficile non solo a causa della nostra infelice abitudine di essere sempre dappertutto con le idee, non solo nell’immediatezza del momento presente; difficile soprattutto perché la nostra quotidianità non appare abbastanza piacevole come quella che si vorrebbe vedere e vivere intensamente.

Ma altrettanto poco riusciamo ad afferrare le ore che vorremmo fermare e vivere molto più intensamente, perché ci procurano gioia e piacere.

Una storiella può essere un buon esempio del modo in cui normalmente ci comportiamo.

Un pullman di turisti viaggia attraverso uno splendido paesaggio di campagna. Tutti hanno la macchina fotografica davanti agli occhi e fotografano quello che l’apparecchio vede. Un unico passeggero siede tranquillo e guarda fuori dal finestrino.

“Perché lei non fotografa?” gli viene chiesto. “Io me lo guardo subito qui” risponde.

La massa degli uomini vive come questi turisti.

Tra l’esperienza vera della realtà e noi ci sono i nostri pensieri. Con lo spirito siamo continuamente in cammino, ma i nostri pensieri sono occupati in avvenimenti passati o futuri, e non percepiamo il momento in cui viviamo.

Prima che un fatto esterno ci diventi cosciente, esso passa attraverso la vecchia e cattiva abitudine di un processo mentale. La nostra mente esamina prima nel pensiero se nella scena percepita qualcosa sia riconoscibile con le esperienze precedenti, poi preleva dal deposito della memoria il nome trovato per il fenomeno, incolla alla scena questa etichetta, e solo allora, quando tutto ciò è accaduto, la nostra mente permette alla coscienza di venire a conoscere questo fatto.

Anche questa esperienza di un procedimento apparentemente spontaneo, avviene di seconda mano.

La mente non permette mai alle impressioni dei sensi di giungere immediatamente al conscio.

E questo può non essere così. Anzi non deve assolutamente essere così. Non è nostro irrevocabile destino dover evitare per tutta la vita il momento della realtà.

È un vizio al quale ci siamo abituati perché nessuno ci ha insegnato come si fa.

Il Wu Wei richiede la nostra presenza mentale nel presente, altrimenti non possono diventare efficaci le forze che trasformano le cose senza il nostro intervento e le cambiano in meglio.

Finché noi non guardiamo direttamente negli occhi la tristezza quotidiana, non si può cambiare nulla sulla strada del Tao.

Quando però riusciamo veramente a osservare la nostra esistenza in modo obiettivo e realistico, come essa veramente è, senza evitare niente, neanche le cose spiacevoli, allora non dobbiamo rimanere più a lungo in questa situazione permanentemente grigia nel grigio.

Come se fossero telecomandate affluiscono subito nella nostra vita energie delle quali avremmo tutt’al più osato sognare.

I pensieri nascono sempre dal confronto con elementi della memoria, del ricordo. Essi appartengono perciò soprattutto al passato anche se riguardano il futuro.

Il Tao, questa dimensione senza tempo che è in noi, esiste però unicamente nel presente, in questo sottilissimo spazio fra passato e futuro.

La cooperazione delle forze del Tao avviene Qui e Ora, mai prima o dopo. Ciò significa che il pensiero ci allontana sempre dal presente verso il passato, sia pure per la differenza di una frazione di secondo, se noi interpretiamo una esperienza immediata anziché viverla direttamente.

Con ciò non si vuole demonizzare il pensiero: esso ha il suo posto là dove è utile e viene usato. Ma l’ininterrotta loquacità della nostra mente è un serio ostacolo per la vita nel presente.

Però è anche senza senso voler reprimere tutti i pensieri. Questo sforzo è faticoso e del tutto inutile. Il procedimento di esclusione del pensiero è infatti ugualmente un processo mentale.

È bene non avere nessuna meta, nessuna ambizione, nessun motivo. Lo sforzo umano di essere migliore degli altri in qualcosa, o anche di se stessi nel momento presente è addirittura ridicolo.

La percezione diretta e attenta dell’immediato scorrere degli avvenimenti viene detta nel buddismo Zen: la coscienza senza dimora. Con questa coscienza la forza creativa è già entrata nella nostra vita.

Già quando osserviamo per alcuni secondi attentamente il nostro ambiente, gli avvenimenti direttamente intorno a noi, veniamo in contatto con questa energia cosmica. Ed è questa che cambia la nostra quotidianità, tutta la nostra vita, se noi ci affidiamo ad essa completamente senza riserve.

Tutto ciò forse non sembra logico, e in effetti logico non lo è.

Ma è vera una cosa solo perché è logica?

La realtà obbiettiva della nostra esistenza è più paradossale che logica.

La logica è una stampella che l’intelletto umano si è costruita per non dubitare delle cose reali. Logico è tutto ciò che è condivisibile, e questo ci dà sicurezza, vero?

Rimanere veramente e costantemente con lo spirito nel presente, osservare con attenzione gli avvenimenti, percepire senza analizzare, questo è il primo passo per la realizzazione del Tao nella nostra vita.

Lasciare gli avvenimenti al loro corso senza far resistenza, osservarli solamente, questo è agire senza agire, questo è Wu Wei.

Quando avrete imparato a trascorrere così i vostri giorni, la vostra vita sarà come nel tempo più bello della vostra infanzia: senza pensieri, liberi da conflitti, dimenticando il passato, non sapendo nulla del domani, trattenendovi solo nel presente, pieni di gioia e calma.

Questa è arte di vita, questa è la vita nello spirito del Tao.

Il secondo passo è la necessità di liberarsi interiormente da tutti i legami, di ogni tipo di autorità, sia che derivino dall’esterno, sia che prendano forma in voi stessi, impiantati da schemi mentali, vincoli religiosi, o altro.

Libertà dai legami non vuol dire rinunciare alle gioie della vita o alla proprietà o all’unione con un partner.

Fondamentalmente nessuna pratica della nostra vita è problematica, né la spiritualità, né il piacere dei sensi, né il benessere, né il desiderio di comodità dell’esistenza.

Il problema è nell’essere “attaccati”.

In questo scioglimento da tutti i vincoli c’è un problema: la sicurezza.

Fintanto che siete legati a qualche istituzione, ideologia o organizzazione, ricevete sicurezza da questa idea. Vi sentite integrati nella società e il vostro adattamento al suo ordine e alle regole del gioco vi trasmette una sensazione di sicurezza. Però è solo un’apparenza di sicurezza, ed è l’unica cosa che addolcisce la miseria della grande mancanza di libertà interiore dell’umanità.

Per di più questa sicurezza è assolutamente illusoria, relativa, esiste nella realtà solo come rappresentazione intellettuale o emozionale: è una pillola tranquillante. Ma l’effetto di questa pillola non dura a lungo: prima o poi tutti siamo costretti a guardare in faccia la realtà, chi prima, chi dopo.

Una costruzione mentale di sicurezza non è sicurezza, e quando poi la vita si rivolge a noi con una serie di sfide, la struttura della sicurezza intorno a noi si rompe; allora noi siamo là, nudi, come molluschi cui è stato rubato il guscio. L’uomo constata così di aver costruito sulla sabbia; si vede derubato di tutti i sostegni e i punti di orientamento.

Ma spesso, proprio allora fa un’esperienza sconvolgente che la maggior parte di noi non sa spiegare.

Se nella vita avete già vissuto una crisi esistenziale molto profonda, giunta fino alle fondamenta della vostra esistenza, allora vi ricorderete che la svolta al meglio avvenne proprio in quella fase in cui, troppo esauriti per continuare a combattere, vi eravate arresi totalmente.

In questo modo allora non avete sperimentato nient’altro che la mano del Tao,perché questa fa la propria apparizione con forza nel momento della nostra vita in cui togliamo la mano dal timone, quando rinunciamo.

Allora questa enorme forza cosmica può diventare efficace. Dentro di noi abbiamo una profonda sapienza che la nostra comprensione non possiede.

Da ciò si può capire quanto sia assurdo aggrapparsi a queste sicurezze apparenti che la vita quotidiana ci offre.

Chi si rivolge all’arte di vivere del Tao, si dedica all’azione intuitiva e si affida alla sicurezza della propria interiore autorità. Questo atteggiamento mentale è “vera” sicurezza.

Bisogna imparare a non far niente, a osservare, a essere attenti. Questo è il vero modo di agire intelligentemente. “Esso” agisce per voi meglio di quanto possa mai fare il vostro intelletto.

Chi comprende questa verità, vive dal suo centro.

Questo centro non è un luogo, al contrario questo centro ha dimensioni cosmiche, universali e non è legato a una sede fisica nel corpo.

Vivere dal proprio centro significa innanzi tutto non essere legato ad alcuna direzione. Allora dal proprio centrasi può andare in ogni direzione e poi tornarvi.

Un uomo che vive dal suo centro può condurre una vita altamente spirituale e abbandonarsi tuttavia allegro e contento a ogni tipo di piacere dei sensi, per ritornare poi al proprio centro senza che una traccia dell’accaduto tenga prigioniera la sua mente.

Questa è la vera libertà.

Tutti i tentativi di orientare gli uomini unilateralmente, per esempio imponendo loro una vita rigorosamente religiosa e presentando loro ogni tipo di gioia di vivere come peccaminosa e quindi proibirla, rende ciascuno incapace di vivere dal proprio centro. Egli è unilaterale, storpio. E coloro che gli hanno imposto questo modo di vivere come necessario non valgono un soldo.

Pazzi vengono guidati da pazzi.

LIBERATEVI DAI VOSTRI LEGAMI

Da millenni la struttura di una società viene diretta da un piccolo gruppo di potenti, indipendentemente dalla forma di stato che questa società ha accettato. E questo gruppo di potenti detta al popolo cosa va bene per esso, cioè il popolo deve accettare per buono ciò che è utile per i potenti.

Nella nostra società questo potere è detenuto dall’accumulo finanziario. Da esso proviene anche il dirigismo che plasma l’immagine della nostra società.

È vero che possiamo votare il nostro governo, ma la scelta non è particolarmente ampia. In primo luogo perché possiamo scegliere fra pochissime ideologie, che di massima si assomigliano enormemente e nuotano tutte insieme, in qualche modo, sulla scia del gruppo di potere; in secondo luogo governa un partito che ha ottenuto al massimo l’approvazione di metà dei votanti.

Quindi almeno l’altra metà di tutti i cittadini di una democrazia è svantaggiata, malgrado la dominante libertà nella formazione del governo.

Ma il potere effettivo e duraturo è nelle mani delle grandi industrie, dei gruppi bancari e assicurativi transnazionali che dominano l’intero sistema economico malgrado tutte le leggi antitrust: e queste forze non si lasciano votare da nessuno. Esse ci sono, semplicemente, e determinano il destino e il benessere della nazione, indipendentemente dal periodo legislativo.

Di lì viene formata l’opinione pubblica, lì è da cercare l’origine e la natura della formazione della società. Il singolo si orienta fin dall’infanzia a questo ordine. Noi siamo talmente inviluppati da disposizioni, regolamenti e leggi, che non siamo più coscienti di come siamo dominati ovunque. Non abbiamo mai sperimentato una vita senza regolamentazione.

I genitori iniziano preoccupandosi che il bambino diventi un componente adattato alla società, così come essi stessi erano, poi la scuola, la formazione professionale o l’università.

Anche qui fu dato all’adolescente un ulteriore tocco per l’adattamento al principio dominante.

Dopo l’ingresso in una carriera professionale, autonoma o dipendente, l’adulto vede molto chiaramente come il suo benessere dipenda dalla gerarchia sociale.

Invece di fuggire disperati davanti a questa limitatezza e alla pressione continua, l’umanità ha trovato un’altra via di fuga: la rimozione nell’inconscio dei contenuti della coscienza e delle esperienze non sopportabili.

La nostra coscienza accessibile alla memoria è talmente filtrata che in essa non sono trattenute esperienze di alcun genere che non siano conformi alle regole del gioco in vigore nella società. Così profondamente agisce il meccanismo della rimozione, l’organo di controllo del nostro istinto di autoconservazione.

Per questo oggi non siamo in grado di percepire la realtà così com’è. Quello che noi consideriamo realtà, sono piccolissime parti della realtà: immagini mentali, per di più distorte dai nostri preconcetti.

I nostri sensi vengono controllati tutti quanti, tutti i giorni; le loro percezioni vengono filtrate, vagliate. Niente di nuovo, di ignoto può giungere alla coscienza.

Questo meccanismo provvede scrupolosamente affinché con l’osservazione non si insinuino in noi nuove conoscenze. Con premura tutto viene spinto nell’inconscio, dove conduce un’oscura esistenza insieme a esperienze traumatiche che risalgono già alla prima infanzia. Non siamo mai capaci di vedere di più o qualcosa di diverso di quanto abbiamo già imparato. In questo modo noi riceviamo un’immagine della realtà fortemente censurata.

Un’ulteriore via di fuga dalla realtà è l’appartenenza a organizzazioni e comunità religiose, compresi i diversi raggruppamenti con proprie filosofie di vita (come per esempio gli abili uomini d’affari che cavalcano l’onda della new-age).

Le verità impopolari sono ben custodite tutte insieme nell’inconscio.

Davanti agli orrori che ci circondano, davanti all’immagine limitata del mondo, davanti alla deficienza mentale di quanto avviene nella propria terra (per esempio non vietando alimenti tossici, bensì spostando semplicemente di tanto in tanto verso l’alto il limite massimo del carico tossico ammissibile) si chiudono gli occhi e si guarda da un’altra parte.

La protezione apparente che offrono queste organizzazioni e istituzioni viene pagata da noi, in quanto noi riconosciamo la loro autorità, regolando la nostra vita verso le loro massime e orientandoci interiormente alle loro tesi.

Dalla mancanza di libertà in cui vive ogni uomo in seguito al suo adattamento alla società, ne deriva un’altra, perché noi non possiamo comprendere che ci sono cose che non hanno prezzo.

Così, lasciandoci condizionare, noi pensiamo di esserci pagati una grande sicurezza nella società. Noi facciamo e crediamo ciò che altri fanno e credono, e questo quindi lo riteniamo giusto.

E quando un giorno il destino ci colpisce e ci veniamo a trovare in una situazione veramente difficile, dobbiamo constatare che la vera sicurezza non si trova da nessuna parte, per quanto disperatamente possiamo cercarla.

Per essere liberi in una vita nel momento presente, dobbiamo separarci da tutti i vincoli di questo tipo.

Noi non dobbiamo riconoscere nessuna autorità, nessuno che ci prescriva come noi dobbiamo essere o diventare.

Per raggiungere questa libertà dalle autorità esterne è necessaria anzitutto la nostra disponibilità. Solo questa.

Nessuna lotta intellettuale con una nuova idea, con la decisione di liberarci con la forza da cose che oggi ci legano.

Per molte cose non si dovrebbe neppure giungere al passo spettacolare di una separazione esteriore – questo per lo più non è neppure necessario.

Importante è il nostro atteggiamento interiore nei confronti dell’autorità. Dobbiamo comprendere che la vita può essere diversa da quello che abbiamo pensato finora.

Il passo verso la libertà interiore inizia considerando i nostri legami, osservandoli, finché non abbiamo riconosciuto il pericolo che si trova in essi.

Questo procedimento è sufficiente. Con la nostra attenzione, che non dovrebbe venire disturbata dai pensieri, questi legami perdono il loro influsso su di noi. Noi diventiamo liberi e indipendenti.

Non dovete in nessun caso mettere i vostri legami sotto il bisturi della vostra analisi mentale. Se fate questo, non è un male, ma non è di nessuna utilità. Può succedere però che confondiate l’analisi con l’osservazione, e che vi stupiate poi se questi legami continuano a limitarvi come prima.

Dovreste addirittura dimenticare ogni tipo di sapere. Tutto quello che avete imparato finora non vi serve per la prassi di vita del Tao.

Il sapere vi aiuta nel lavoro, o quando dovete guidare l’auto. Ma nel vostro progresso mentale c’è una sola e unica strada. Dovete guardare la vostra vita con occhi veramente virginei, con gli occhi senza pregiudizi di un bambino.

Allora vi accorgerete che le cose cambiano, che le vostre giornate prendono un andamento diverso da prima.

Sarete integrati in un processo che con grande intelligenza farà da solo quanto è giusto per voi.

Non sarete derubati della vostra libera volontà, ma ciò che farete sarà più saggio, perché potrete opporre le decisioni giuste alle sfide quotidiane, così come nelle situazioni straordinarie.

L’osservazione attenta dei vostri legami deve essere fatta esclusivamente nel presente. Non è importante come eravate ieri, e quali erano in passato i vostri legami. Dovete considerare solo la vostra situazione di oggi. E la percezione del presente è già un passo verso il cambiamento.

IL FENOMENO ATTENZIONE

La parola attenzione non rende esattamente l’idea del significato originario cinese, ma è la migliore che abbiamo nella nostra lingua.

Questa attenzione non è qualcosa che noi dobbiamo mettere, come per esempio la concentrazione.

La concentrazione si raccoglie sempre su un determinato punto e proviene dal cervello. É un processo del pensiero e quindi materiale, perché ogni tipo di pensiero è materia.

L’attenzione non ha niente a che vedere col pensiero. Al contrario, i pensieri falsano sempre l’attenzione, la trasformano improvvisamente in qualcos’altro che assomiglia molto alla concentrazione.

L’attenzione è un potente strumento del nostro spirito, è un punto di congiunzione con le dimensioni cosmiche. Essa emerge del tutto da sola quando noi creiamo determinate premesse:

  1. libertà da qualsiasi legame interno o esterno, libertà dall’autorità. La raggiungiamo già con l’esatta osservazione delle nostre diverse dipendenze, e di qui nasce da sola la libertà.
  2. osservare. Il nostro spirito, il nostro cervello nelle condizioni attuali sono pigri. I nostri pensieri si muovono incessantemente in cerchio, rimuginando sempre i fatti senza significato o apparentemente importanti. Non danno un attimo di pace e noi non conosciamo nessun’altra condizione se non quella del meccanismo mentale che ciancia in modo completamente inutile.

Osservare non è un processo intellettuale. Sostanzialmente è qualcosa del tutto semplice. Noi ci accorgiamo di qualcosa, forse una farfalla o una nuvola di forma interessante, e la vediamo. Non di più. Questo sarebbe osservare. Sembra estremamente facile. Ma di solito non è vero che noi guardiamo semplicemente. Quando all’improvviso si presenta davanti a noi una bella farfalla, questo avviene normalmente in mezzo al processo solito dei nostri pensieri che cianciano. Lo stimolo dei sensi arriva al nostro cervello. Nel frattempo la farfalla si è già di nuovo allontanata un po’ da noi, probabilmente è scomparsa alla nostra vista dietro un albero. La nostra mente reagisce solo con questo rallentamento. Il cervello riceve la proiezione dalla retina, fruga nella memoria se ci sono immagini somiglianti al fatto visto, le confronta tra loro, cerca nel reparto lessico il concetto, paragona anche questo con l’immagine e poi riconosce “Ah! Una farfalla!”. Soltanto ora la vostra coscienza capisce che i vostri sensi hanno visto una bella farfalla. Qui non si può più parlare di esperienza spontanea, di immediatezza. Questo processo mentale comparativo avviene così fulmineamente che noi non lo registriamo e pensiamo che la nostra esperienza con la farfalla che noi “osserviamo” sia immediata. Noi abbiamo perso la capacità di guardare qualcosa intorno a noi senza inserirvi i nostri pensieri.

L’osservare in sé è facile. Ciò che complica tutto è la nostra infelice abitudine di pensare.

Noi sperimentiamo incessantemente al passato gli avvenimenti intorno a noi, perché siamo diventati incapaci di vedere e di osservare nel presente.

Quindi dobbiamo di nuovo imparare a guardare semplicemente le cose, senza confrontarle con i ricordi o etichettarle.

Provate subito. Guardate senza accompagnare questo fatto con i pensieri. Difficile, vero? Ma non impossibile. Imparate a guardare con occhi imparziali tutte le cose intorno a voi senza fare nessuna analisi, senza commentarle. Non pensate “albero” quando vedete un albero. Guardatelo semplicemente. Nient’altro.

Una persona che vive nel Tao non ha nulla in cui credere. Essa sperimenta.

Di solito abbiamo un’idea precisa delle nostre capacità e delle nostre debolezze, pensiamo di sapere abbastanza sul nostro carattere e di conoscere i nostri limiti. In questo modo non sappiamo proprio niente di noi. Quello che sappiamo di noi l’abbiamo appreso attraverso il confronto. Per tutte le qualità che ci attribuiamo, abbiamo preso la misura dalle altre persone: noi sappiamo cosa siamo solo in confronto ad altri.

Anche le nostre azioni sono relative. Esse si orientano a criteri che sono limitati.

Generalmente le persone non hanno la più pallida idea di quello che sono veramente.

L’arte dell’osservare è la base per l’attenzione.

Osservare è il procedimento materiale attraverso i nostri sensi: tastare, udire, gustare e odorare fanno parte di questo contesto, come il vedere, il nostro senso più usato.

Osservare è un processo che comprende l’intero ambito dei sensi. Non è solo un processo visivo.

Quando avete imparato a osservare senza motivo, senza analisi razionale voi stessi e le vostre dipendenze, i vostri legami, la vostra prevenzione, allora l’attenzione si mette a punto.

Essa è il corrispondente spirituale dell’osservazione.

Non potete creare da soli l’attenzione; essa arriva a voi del tutto da sola quando è pronto il terreno. Quello che potete fare per contribuire è uno stato di lucidità. Con i sensi ottusi e privi di interessi non potete né osservare, né essere attenti.

Incominciate oggi a non prendere in considerazione il vostro sapere: dimenticate tutto quello che vi è stato insegnato finora su come una persona deve affrontare gli avvenimenti della sua vita. Tutto ciò che vi è stato insegnato finora è relativo, di scarsa importanza e inadeguato.

La vera forza giace nel profondo del vostro spirito. Di là entra in azione: non ha bisogno del vostro consiglio intellettuale, della vostra analisi, perché essa abbraccia in ogni momento il tutto.

Il Tao, la nostra dimensione interiore senza spazio, opera al di là del tempo, dello spazio e del pensiero. Imparate ad affidare senza riserve il vostro destino a questa forza.

I PENSIERI E IL PENSATORE

Il Vuoto, nella filosofia orientale, è lo stato originario del cosmo, un vuoto che potenzialmente contiene in sé tutto il creato.

Vivere nel vuoto vuol dire vivere nel Tao.

Per capire ciò dobbiamo esaminare il nostro modo di pensare in generale.

I tentativi di controllare i pensieri, di reprimerli sono completamente senza senso.

Secondo le leggi della meccanica, pressione e resistenza generano contropressione. Nella misura in cui cerchiamo di raggiungere qualcosa con fatica, cresce la resistenza e ci sfugge. Solo quando possiamo lasciar andare del tutto, allora si aprono le porte della riuscita.

Il nostro Io è un’immagine che viene conservata dai nostri pensieri, pensieri che ricevono la loro sostanza dalla memoria.

E questa memoria si è a sua volta formata nel corso del tempo attraverso fatti che sono stati analizzati dapprima mentalmente, confrontati e adattati prima che potessero entrare nel deposito dei ricordi per mezzo della coscienza.

Quindi tutto il nostro sapere su di noi stessi consiste in una serie di esperienze limitate.

Aggiungiamo ora i preconcetti, che influenzano inevitabilmente il nostro pensiero, perché noi abbiamo imparato così e non in un altro modo, e in corrispondenza a ciò interpretiamo le nostre esperienze: diventa chiaro quindi che di ogni realtà riceviamo sempre solo la caricatura creata da noi stessi.

La cosa peggiore è che noi in più ci orientiamo con il giudizio di persone, il cui processo della coscienza è prevenuto quanto il nostro.

Ma siamo nella società, con la nostra idea sbagliata della vita; se è sbagliata, perlomeno non si è soli.

Noi uomini ci muoviamo continuamente in un’illusione che consideriamo la nostra vita. Invece è unicamente la nostra vita pensata, censurata dalla prevenzione della nostra esperienza e del nostro sapere accumulato.

Possiamo quindi comprendere come questa vita proveniente dalla memoria sia una vita del passato.

Il presente stesso, rigorosamente parlando, è ugualmente una finzione del pensiero, costruito, artificiale, un concetto.

Il passato è chiaro ed evidente. Basta osservare la lancetta dei secondi del nostro orologio. Con ogni minuscolo passo avanti nel quadrante essa lascia dietro di sé il passato.

Il futuro è l’altra direzione della lancetta, dove non è ancora arrivata, ma verso cui si dirige inarrestabilmente.

Dov’è qui il presente?

In realtà il presente non c’è affatto: c’è solo questo minuscolo istante non più lungo e largo della lancetta dei secondi dell’orologio. Se guardiamo attentamente questo è tutto quanto rimane della nostra idea del presente.

E tuttavia, in questo spazio così limitato che si sposta ininterrottamente, che ci sfugge velocissimo se non siamo attenti, è nascosta l’effettività della vita, la realtà della nostra esistenza.

Per essere esatti, il presente non si muove – solo l’orologio e il nostro senso del tempo ci trasmette questa illusione – il presente è sempre là, dove anche noi ci troviamo. Se ci muoviamo, si muove con noi. Se siamo fermi, è fermo con noi. Il presente è ovunque noi ci tratteniamo. Ma noi non lo percepiamo.

Noi calcoliamo in ere, anni, mesi e nel migliore dei casi in giorni. Le ore hanno quindi senso per noi se dobbiamo prendere il treno o l’autobus, o se dobbiamo andare a un appuntamento.

L’eterno adesso, il presente è legato molto strettamente a noi, è una parte di noi, ma noi lo ignoriamo.

Per questa brutta abitudine noi siamo occupati ininterrottamente con i nostri pensieri nel passato e in questo modo perdiamo completamente il presente, il campo d’azione del Tao.

Noi viviamo totalmente oltre gli avvenimenti reali, attuali.

I pensieri, a causa della loro natura, sono sempre passato – e sono materia – perché sono un prodotto finale del nostro cervello, che è materia.

Il nostro Io, il nostro Ego è un’opera che viene creata dal pensiero e vive unicamente di pensieri. Per questo motivo è ugualmente un prodotto della mente e quindi materia.

Ed è passato!

L’Io non può mai esistere nel momento del presente perché il presente non può mai venire raggiunto dai pensieri e quindi dall’Io.

Il nostro Io, questa creazione artefatta di esperienze, ricordi e pensieri raccolti, è un essere del passato, per il quale non è mai possibile vivere nel presente.

Possiamo vivere nel presente, nel Qui e Ora. Ma per far questo servono attenzione e percezione.

Sempre, quando potete guardare la vostra vita senza mettere in atto quel che provate in quel momento, quando osservate, allora siete automaticamente nel presente, vivete l’attimo. Nessuna forza al mondo può allora strapparvi al presente, al massimo voi stessi, quando prendete nuovamente il volo verso il ricordo e l’illusione.

L’attenzione nasce dall’osservazione, assolutamente da sola; non avete bisogno di lottare per raggiungere questa attenzione.

E’ addirittura inevitabile, posto che vi diate all’osservazione, invece di tessere continuamente un qualche pensiero inutile.

C’è un trucco per poter pensare e ciononostante vivere nel presente: osservate i vostri pensieri!

Questo procedimento ha due effetti:

  1. quando osservate i vostri pensieri, e precisamente prima che si sviluppino, quindi li attendete, allora constaterete che i vostri processi di pensiero diventano sempre più disciplinati e, dopo un certo tempo, cessano completamente.
  2. accogliendo i vostri pensieri attraverso il mezzo dell’osservazione, li afferrate già sul nascere, li rendete attuali, li trasformate in questo modo nel presente. Di conseguenza avete sia osservato che pensato, senza essere immersi nei pensieri e nel passato. Quando finalmente la vostra vita viene determinata dall’attenzione anziché dal pensiero, potete dedicarvi ai vostri compiti professionali, dove sono richiesti la memoria e il pensiero e , grazie al funzionamento in voi dell’attenzione, non vi allontanate di un passo dal presente.

Il prossimo passo sarà osservare pazienti e perseveranti i vostri pensieri, l’intero processo. Senza prendere nessuna posizione, senza giudizio, senza valutazione. Osservate solo. Constaterete come in voi subentri presto la calma e si chiarisca il caos dei vostri pensieri chiacchieroni.

Quando il vostro spirito si è calmato una volta, questa calma sarà un elemento essenziale della vostra personalità.

Agirete e vivrete da questo stato di pace e calma.

Potete considerare l’osservazione dei vostri pensieri come meditazione. Per questo tipo di meditazione non avete però bisogno di assumere una qualche postura: questa non serve a nulla se il vostro spirito è troppo fiacco o pigro per osservare.

All’inizio dovete staccarvi dal letargo delle vostre abitudini intorpidite, mettere entusiasmo per la vostra nuova vita.

Quando sarete riusciti a rimandare il pensiero al suo posto e avrete lasciato il vostro Io nel passato, potrete vivere interamente nella vostra origine, nel Tao. Sarete perfettamente congiunti con la sua energia e con le sue forze. E la vostra vita avrà una qualità completamente diversa. Il vostro destino cambierà drasticamente. Non ci saranno più preoccupazioni, malattie, paure e insicurezze.

Il Tao esiste unicamente al di fuori del tempo. Il presente non è nel tempo. Il presente, l’adesso, l’istante, appartiene all’eternità: il presente non finisce mai.

Riassumendo:

il pensiero genera l’Io, l’Ego, e questo è a sua volta responsabile della realizzazione dei pensieri.

Entrambi si muovono nel tempo passato.

Anche il futuro è a suo modo passato, perché è un prodotto del pensiero e si basa sulle esperienze del passato.

Per delimitare il pensiero, per rimandarlo al suo posto, basta osservare i propri pensieri.

Allora essi diminuiranno a poco a poco e spesso addirittura scompariranno, senza l’uso della forza.

Reprimere non serve a niente. Se decido di controllare i miei pensieri, questo è a sua volta un processo mentale e mi sono mosso nel cerchio.

L’osservazione dei pensieri è meditazione.

Questa non necessita di nessuna forma esteriore o postura.

Con l’osservazione dei pensieri compare la calma nello spirito; esso diventa più limpido, più efficiente e soprattutto più ricettivo. Così si può gradatamente vivere appieno nel presente.

Serve solo la costanza nel superare la propria inerzia e iniziare ad osservare.

Tratto da “Wu Wei” di Theo Fischer, ed. Ellin Selae